Cherokee

scritto da Andrea Franceschini il giorno 24/8/2010

Ogni tanto mi capita di usare il porn-mode di Firefox [1] e finché sono lì, ogni tanto tocca anche che apro Google. Normalmente mi comparirebbe la home page in italiano, dal momento che è la lingua del mio browser e che il mio IP in genere si geolocalizza entro i confini nazionali. La cosa è un po’ fastidiosa perché apparentemente la lingua che si sceglie per navigare Google influisce in qualche modo sui risultati di ricerca, e dato che mi trovo spesso a cercare argomenti per i quali risorse in inglese sarebbero preferibili, la lingua del mio account Google è l’inglese, ma sto divagando.

Da qualche tempo a questa parte, quando apro Google in porn-mode, vengo dirottato verso una lingua incomprensibile.

Inizialmente l’avevo scambiata per qualche lingua dell’area indiana, o magari africana, e in genere la ignoravo schiacciando prima “Go to Google Italia” e poi “Google.com in English”. Un po’ seccante ma tutto sommato innocuo dato che andava fatto solo una volta per porn-session. Però, dato che sono un nerd, ho voluto verificare di che lingua si trattasse. A quanto pare CHR è il codice che corrisponde ai nativi americani Cherokee. Dato che Firefox è sempre in italiano, ho voluto vedere se ora Telecom Italia sta facendo outsourcing di IP nell’area del cammino delle lacrime.

A quanto pare no. Sebbene non sia entusiasta di essere scambiato per un rovigotto, sembra che io venga localizzato ancora in territorio italiano. Ma questo vuol dire che, a nostra insaputa, a Rovigo si è stanziata un’enorme comunità di nativi Cherokee? Ma allora la Lega, con quei manifesti

Consoliamoci con questo, va’…

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  1. Per ragioni di praticità, che vi pensavate…

La caduta di Uniweb

scritto da Andrea Franceschini il giorno 20/8/2010

Io ci avrò rimesso una sessione di laurea per colpa dell’ESSE3, ma

L’implementazione del nuovo sistema sta scontando un iniziale periodo critico nella fase di start-up, ma i problemi verranno risolti sia sotto il profilo tecnico che sotto quello amministrativo. D’altra parte, la varietà degli utenti e la casistica delle operazioni eseguite tramite Uniweb sono estremamente ampie: è illusorio ipotizzare che un sistema di tale complessità possa raggiungere il pieno regime in tempi brevissimi. (Rettorato, via Il Mattino di Padova)

queste sono stronzate. E riflettono fedelmente lo stato della gestione dei sistemi informatici dell’Università di Padova.

Cosa vuol dire che “è illusorio ipotizzare che un sistema di tale complessità possa raggiungere il pieno regime in tempi brevissimi“? Certo che può. Anzi, è assolutamente auspicabile. Servono a questo le fasi di test e staging che ci insegnano a Ingegneria del Software (e lo so io che non ho neanche dato quest’esame, eh, quindi in effetti non so se lo insegnano ma mi auguro di sì).

Invece la fase di testing è stata quella in cui la mia domanda di laurea se n’è andata a donne facili, e quella di staging evidentemente è tutt’ora in corso. Con la impercettibile differenza che dovrebbero essere condotte a porte chiuse, no con gli utenti finali.

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Poi vabè, se la segreteria non risponde, questo succedeva anche prima, non c’è da farsi illusioni da quel punto di vista…

A chi vuoi più bene?

scritto da Andrea Franceschini il giorno 15/8/2010

È l’annoso problema del dover scegliere tra due opzioni non del tutto equivalenti.

Nella mia vita sono sempre stato cullato da mamma Intel (a parte una relativamente breve parentesi in casa AMD, che cambia molto poco) e quindi mi sono sempre barcamenato con Windows, ho imparato a conoscerlo, configurarlo, sono riuscito a fargli fare quello che volevo io e alla fine è quasi riuscito a piacermi (ma non prima di XP). Nel frattempo è venuto Linux e il dual boot, perché se hai una sola macchina, hai anche una sola possibilità. Linux ha tante cose belle, e ha almeno altrettante cose brutte, più una certa quantità di cose meh. Però per alcuni anni ho relegato il giocarci a qualche sporadico sabato o domenica in cui il resto del famigliume non doveva dipendere dall’avere le periferiche e l’Internet condivisi dal mio Windows (perché sì, alla fine avevo una stampante e un modem ADSL USB, che però è stato in breve rimpiazzato da un router, ma la stampante rimaneva e insomma, questa è un’altra storia).

Quindi il trucco era tenere aperto Windows e plasmarlo secondo le necessità, che significava WAMP [1] e la ricerca spasmodica di un compilatore C++ libero dalle idiosincrasie di Visual C++ e funzionale, che significava Bloodshed Dev-C++, ma anche questa è un’altra storia, perché il punto è che tutto sommato me la cavavo: avevo Photoshop per colorare disegni e fare siti, il che andava bene col WAMP, e avevo un compilatore con cui studiacchiare. Poi Linux ci giocavo ogni tanto.

Alla fine, nel lontano 2006, mi sono comprato un portatile, sempre mamma Intel, il che mi ha consentito di lasciare il “vecchio” AMD alle sue mansioni di grafica con Windows e cacciare Linux nel portatile, la qual cosa è stata innegabilmente un bene. Ora, non è che sul bestione [2] non ci stesse più Linux, ma lo usavo ancora per giocarci, e per aiutare il portatile a compilare Gentoo con Distcc. Tuttavia di lì a poco — in effetti nemmeno un anno dopo — l’AMD è morto per cause tutt’ora ignote, e quindi sono rimasto alle porte della specialistica con un portatile che teneva su Linux, e Windows sull’altra partizione. Di necessità si fa virtù, e quindi il Windows un po’ sottoutilizzato del portatile ha improvvisamente guadagnato Photoshop, WAMP, Eclipse, e tutti gli accessori — C++ no, a parte una breve parentesi per la triennale — ma alla fine avevo altro a cui pensare e quindi ho passato il 95% del tempo in Linux, che è stata un’ottima cosa, in prospettiva storica. Meno in prospettiva monetaria ma vabbè, non è dipeso (solo) da lui.

Nelle ultime due settimane ho, per un motivo o per l’altro, dovuto passare un po’ più tempo col povero Windows, e lo stato di evidente abbandono si è sentito. Ho installato alcune estensioni per Firefox che hanno mitigato i disagi, ho rimesso in sesto WAMP ed Eclipse, Photoshop è ancora lì e frulla molto bene. Il problema è un altro, cioè che sono quattro anni almeno che non prendo in mano la Wacom per farne un uso diverso dal mouse, e sono altrettanti anni che non passo una quantità significativa di tempo col sequencer aperto — anche se il giocattolo MIDI-USB ha un po’ invertito il trend, sebbene più che altro stia a giocare con i preset dei vari VST — e infine perfino Linux mi ha stufato, perché è frustrante sapere dove sono i problemi ma non avere tempo o sufficienti competenze per risolverli, e sempre troppa poca voglia di riavviare in Windows e impiegare più proficuamente il tempo che passo a rimuginare sulle pecche di Linux. Senza contare i mille progetti che mi guardano un po’ tristi dal workspace di Eclipse e che non so se e quando finirò.

Insomma, volevo chiudere questo pezzo con “se avete un lavoro da 6-10 k€, o almeno cotanta cifra di cui volete sbarazzarvi, io sono qua”, però mi rendo conto che anche con un Mac Pro la situazione non migliorerebbe molto. Sì, dato che la concentrazione per me è una cosa di cui ho letto sui libri, magari potrei usare Photoshop mentre rifletto su come riprogettare questo o quel componente, o tenere aperto il sequencer nel caso mi venisse in mente qualche frase carina, ma alla fine il problema è un altro.

E, per una volta, nemmeno sono sicuro di quale sia.

  1. Windows+Apache+MySQL+PHP.
  2. “Bestione”…

Tales of Monkey Island Deluxe Edition

scritto da Andrea Franceschini il giorno 14/8/2010

Lo aspettavo da un mese secco e oggi finalmente è arrivato.

 

La scatola contiene una mappa del golfo di Melange stampata su tela, una carta voodoo, un sottobicchiere del Club 41, dove avviene la rissa che dà origine al “Trial of the century-y-y-y-y-y-y-y-y-y-y-y” di cui la scatola contiene la spilla venduta da Stan, poi c’è un pezzo da otto in metallo (presumo ottone), e infine il DVD con sovracoperta in cartone che reca sul retro le figurine dei protagonisti da ritagliare, con apposito piedistallo. Evidentemente non ritaglierò alcunché :)

The importance of graciously falling down

scritto da Andrea Franceschini il giorno 1/8/2010

Stamattina apro Twitter.

Apprezzo lo sforzo, ma questa immagine un po’ mi riesce incomprensibile e un po’ mi disturba. Non dico che la balena andava bene anche per una manutenzione più lunga, ma magari in questo caso andava meglio.