Trenitalia, punto.

Da giugno non prendevo un treno di Trenitalia, e a buon titolo. In primo luogo, le coincidenze fantasiose mi costringevano ad alzarmi alle 6:30 per prendere il trenino che passa vicino casa mia per poi rimanere quasi un’ora nella stazione di Vicenza ad attendere il treno per Verona [1]. In secondo luogo, una volta preso il treno per Verona, dovevo solo sperare che non tardasse più di cinque minuti [2]: infatti a Porta Nuova dovevo prendere la coincidenza con uno dei due autobus che andavano in zona industriale, e quando dico “due” non intendo due linee in servizio continuativo, intendo proprio che, perse quelle due corse della stessa linea, l’unica chance fino quasi a mezzogiorno era prendere il taxi. Da 7 a 12 euri, a seconda dell’estro del tassista. L’abbonamento dell’autobus invece costava 24 euri.

Fin qua dovrei essere abbastanza vaccinato, dopotutto mi sono fatto sette anni da pendolare. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la prima settimana di luglio. Già da una settimana il “regionale veloce” che prendevo al ritorno viaggiava con due carrozze in avaria, quindi non ci si poteva salire. Arrivato a Verona, poi, il personale di bordo normalmente decideva di chiudere anche una terza carrozza per motivi mai specificati, costringendo i passeggeri a comprimersi nelle restanti carrozze dove, quando andava bene, l’aria condizionata era talmente alta che un pinguino l’avrebbe trovata eccessiva, e quando andava male, l’aria condizionata la facevano le ascelle dei condannati. Un bel giorno salì una signora, invalida civile con tanto di certificato e respiratore al seguito, che, dopo aver faticato a trovare una carrozza un po’ fresca, aveva pure trovato il posto riservato agli invalidi occupato da due valigie e un cane. Un altro giorno il treno era stipato all’inverosimile, i passaggi tra una carrozza e l’altra erano invasi da bagagli e i corridoi tra i posti a sedere pieni di persone in piedi. Io ero in piedi in uno dei passaggi, stretto tra i bagagli, quando un anziano signore mi compare davanti chiedendomi di indicargli il bagno, e io gli dico che forse era dall’altro lato della carrozza, o forse nella carrozza adiacente, subito dopo la giunzione. Con un’espressione sconvolta e disperata, buttando l’occhio oltre la giunzione e constatando che anche di là era impossibile passare, mi comunica che non ce la fa più e mi prega di tenergli aperta una delle porte che uniscono le due carrozze. Detto questo, si cala i pantaloni e piscia. Fortuna che in quei treni gli interstizi sono aperti di sotto, e quindi la pisciata si è riversata sui binari.

Pochi giorni dopo avevo un’automobile che da metà luglio ad oggi ha già percorso quasi diecimila chilometri.

Ora, a distanza di qualche mese, ho deciso di andare a Lucca Comics. Notoriamente decidere all’ultimo minuto di andare a Lucca nella settimana dei Comics è un suicidio, anche perché in genere coincide col ponte di Ognissanti e quindi la gente si muove in massa anche per altri motivi. Pertanto ho deciso di fare una puntatina solo la domenica, sapendo bene a cosa andavo incontro. Prima fra tutti l’ansia che mi genera anche solo entrare nel sito di Trenitalia, uno dei pochi siti al mondo che non ti chiedono quando vuoi arrivare, ma quando vuoi partire [3]. L’idea era di guidare fino a San Bonifacio (per alcuni buoni motivi ininfluenti in questa disamina), prendere il treno per Verona, e da Verona andare a Lucca. Sbagliato: il numero di cambi e gli orari erano improponibili. Scopro in quella che da Padova esiste un Frecciargento, uno di quei treni ad alta velocità, che però costa, fino a Firenze, la bellezza di 37 euri. Totale del viaggio, 45 euri. Partenza 7:57, arrivo 12:30. Purtroppo già la domenica ci sono pochi treni, in più è il ponte dei morti, il treno era pieno (a parte il “salottino business”: 68 euri). Ripiego sull’IC fino a Prato, che però esce che è pieno anche quello. Bene, cambiando a Padova, Bologna e Prato, dovrei riuscire a viaggiare sui regionali, partenza 7:25, arrivo 13:30, ma occhio: a Prato la coincidenza ha un margine di cinque minuti, quindi ben che vada arriverei a Lucca alle 14:30. Dato che ormai l’auto era a San Bonifacio [4], prendo il biglietto e mi preparo ad una giornata tra treni e stazioni.

Arrivato a Padova, butto l’occhio alla biglietteria automatica e scopro che quell’IC, che parte un’ora e dieci dopo il regionale per Bologna e arriva a Prato mezz’ora prima del regionale da Bologna, è acquistabile, ma non è garantito il posto a sedere. Vado in biglietteria dove l’omino mi comunica che non si potrebbe ma che per questa volta mi fa pagare solo il sovrapprezzo e posso prendere l’IC. Tutto questo alle 8:10, al momento sono le 9:14 e il treno parte alle 9:41. E in stazione non c’è uno stracazzo di wireless utilizzabile.

Per la cronaca, il viaggio Vicenza-Lucca coi regionali non è proposto dal sito, neanche tra “tutte le soluzioni”, quindi ho dovuto prendere separatamente Vicenza-Padova e Padova-Lucca.

Ora. A me piace il trasporto pubblico. Amo i treni, i tram e le metropolitane. Quando vado da qualche parte cerco di usarli. Peccato che mi riesca bene solo fuori dall’Italia, o almeno fuori dal virtuoso ed efficiente Veneto. Io dico: se mi faceste un sistema di trasporto pubblico capillare e integrato (treno, bus, metro, tram, traghetto…) in cui ogni coincidenza non ti fa aspettare più di 10-15 minuti, e in cui tutto gira con ritardi massimi di 1-2 minuti, potete anche mettermi l’abbonamento regionale (occhio: per tutta la regione) a 200 euri. Il giorno che lo farete, io sarò il primo della fila.

  1. C’è chi dice che avrei potuto prendere l’autobus che ferma a pochi metri dal suddetto trenino, ma a quell’ora è pieno di studenti e ci mette talmente tanto che mi sarei dovuto svegliare circa alla stessa ora…
  2. Che è un utopia per vari fattori, non ultimi tutti quei premi Nobel che negoziano per mezz’ora il trasporto della bici su un treno che non le trasporta (ma come dargli torto: quello che le trasporta è troppo tardi), o pretendono di viaggiare senza biglietto.
  3. Come se comunque l’orario di partenza fosse più sicuro di quello di arrivo, eh.
  4. Ok, è perché al ritorno ho un passaggio in auto fino a lì, altrimenti la cosa sfumava veramente nella follia.

Commenti

simona » 

hai perfettamente ragione.
L’aria condizionata è davvero eccessiva!!!!!!!!!!!
Pura incoscienza, quella di cotanto spreco, oltretutto anche dannoso alla salute!!!!!!!!!!!
Ci sono anziani, disabili e bambini.. vi date una regolata??????????????????????????
Ho preso il freccia Bianca fino a 2 gg fa (linea Milano – Lecce) e dopo aver chiesto a ben 3 controllori di alzare un pò la temperatura il risultato è stato questo: otite e placche alla gola!!!
L’unico responso è stato quello di non poter spegnere l’aria condizionata in quanto si sarebbe attivato il riscaldamento…
Mi chiedo se dobbiamo aspettare dunque il freddo invernale affinchè nelle locomitive si possa giovare di un clima più favorevole.
Qualcuno penserebbe persino che ci sia una convenzione con le case farmaceutiche a questo punto.. !!!!
Spero di non dover incappare in altri inconvenienti di questo tipo.

Rispondi