Salire sulle spalle dei giganti

L’aver fatto un certo percorso, l’aver affrontato un certo ragionamento, e l’essere arrivati a certe conclusioni ed ipotesi per poi scoprire due anni dopo che da alcuni decenni c’è uno studio che, per altri percorsi ma con ragionamenti del tutto analoghi, è arrivato alle stesse conclusioni e ha formulato le stesse ipotesi è una di quelle cose che un po’ ti stordisce, tipo violenta mazzata alla nuca.

Capiamoci: è un fatto positivo su molti versanti aver trovato queste teorie di Edwin Gordon [1] soprattutto perché fino a ieri ero roso dal dubbio che le mie conclusioni e le mie ipotesi non fossero poi così fondate. Avere alle spalle alcuni decenni di ricerca fondati sulle stesse ipotesi è quantomeno rassicurante, e in tutta onestà mi sento molto sollevato. Il punto cardine di questa “Music Learning Theory” sta, banalizzando molto, nella capacità di leggere una notazione musicale di qualche tipo non già decodificandola come farebbe chiunque avesse smesso di studiare musica in terza media, ma allo stesso modo in cui leggiamo un libro, cioè sentendo in testa le parole e le frasi e riuscendo a ragionarci ed assimilarle nello stesso istante.

Per acquisire questa abilità, questa teoria descrive un percorso che include bambini da 0 a 9 anni [2] e fornisce a ciascuno, a seconda della “attitudine musicale” individuale [3], un percorso per struttura formale analogo ai tradizionali metodi educativi di sintesi/analisi/risintesi [4] e organizzato praticamente in modo analogo alla sequenza dell’apprendimento del linguaggio parlato. In una prima fase si ascolta, successivamente si viene incoraggiati a ripetere, dapprima suoni e pattern ritmici e melodici estremamente semplici e via via sempre più complessi, poi si passa ad incoraggiare la creatività, cioè si cerca di instaurare un dialogo in cui suoni e pattern vengono messi in relazione e si incoraggiano gli studenti a provare a crearne di nuovi, e infine si introduce una notazione e le si associano i simboli sonori appresi fino a quel momento [5], e la parte interessante di tutto questo percorso è che si tratta esattamente dello stesso percorso che un neonato affronta per imparare a parlare, e poi a leggere e a scrivere.

La risultante capacità [6] è in realtà una capacità che molti musicisti di alto livello e lunga esperienza posseggono, ma a spese di anni e anni di pratica ed esercizio. I bambini che hanno seguito il percorso proposto da Gordon hanno, chi più e chi meno, acquisito questa capacità in giovane età, e questo con ogni probabilità sarà per loro un vantaggio formidabile per affrontare lo studio teorico della musica e pratico di uno strumento musicale.

Beh, dopo aver letto tutta questa faccenda mi sono fermato a fare un lungo respiro, mi sono appoggiato allo schienale, e mi sono sentito meglio.

  1. Fu contrabbassista di Gene Krupa, poi dedicossi all’educazione musicale e finì ricercatore nella pedagogia per la prima infanzia. Io credo che se fossi stato contrabbassista di Gene Krupa difficilmente l’avrei mollato per darmi all’insegnamento…
  2. C’è questa soglia dei 9 anni individuata da Gordon e sembra che ci siano ragioni fisiologiche che la supportano, ma poi l’evidenza empirica dice che in alcuni casi si può arrivare fino ai 12 anni.
  3. Una specie di “potenziale di apprendimento” misurato attraverso dei test codificati.
  4. Sintesi: una panoramica generale sull’oggetto dello studio; analisi: uno studio dettagliato e particolareggiato dello oggetto; risintesi: una nuova panoramica più approfondita sull’oggetto alla luce di quanto appreso durante l’analisi.
  5. Potrei aver fatto un po’ di casino, ma più o meno siamo lì.
  6. Gordon la chiama “audiation” che non saprei come tradurre dato che è un termine coniato da lui.

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