Paradossi

Dato che la settimana scorsa volevo scrivere questo post e poi me ne sono dimenticato per svariate ragioni [1], lo scrivo ora e lo integro con un po’ di news.

La prima news è che il mio primo esperimento è stato approvato dal comitato etico, ché qua serve l’approvazione di un comitato etico anche per provare una nuova marca di caffè. Questo significa che questa settimana chiamerò a raccolta i partecipanti [2] e la prossima inizierò a questionare, filmare e intervistare. Nel frattempo sto scrivendo il report, che è una bella faticaccia, e rifinendo l’applicazione di cui ho postato il video.

La seconda news è che le lezioni di programmazione riprenderanno prima della fine dell’anno, nelle ultime due settimane potete immaginare che sono stato un po’ preso e mi dispiace perché siamo nel bel mezzo di un argomento interessantissimo e quindi mi secca lasciarlo sospeso a metà. Vabè.

Il paradosso invece è quello della forza irresistibile e dell’oggetto immobile. La bellezza dei paradossi è che, seguendo una qualsiasi linea di ragionamento, prima o poi si contraddicono tutte le affermazioni dell’enunciato e si finisce per contraddire perfino la linea che si sta seguendo. Se questo non succede, non siamo in presenza di un paradosso, e col suddetto è proprio quello che succede. L’enunciato si chiede cosa succederebbe se una forza irresistibile incontrasse un oggetto inamovibile, ed è spesso usato, assieme ad altre argomentazioni, per dimostrare l’inesistenza dell’onnipotenza. Ebbene, l’obiezione è facile: forza e oggetto si annullano producendo una quantità infinta di energia, se non fosse che l’esistenza di una quantità infinita di energia contraddice la fisica che conosciamo. Il fatto è che se una quantità infinta di energia non esiste, nemmeno esiste una forza irresistibile, né tantomeno un oggetto capace di resisterle, e fin qui sembra che il paradosso regga.

Allora l’altra obiezione è che l’oggetto viene consumato dalla forza irresistibile perché è vero sì che l’oggetto è immobile ma da nessuna parte è scritto che è anche indistruttibile, che è una linea simile alla precedente. Peccato che la consunzione dell’oggetto significa che parti dell’oggetto possono essere rimosse e trasportate (o trasmogrifate, eventualmente) rendendolo non più inamovibile, e questo sembrerebbe far fallire il paradosso perché in sostanza non nega anche l’esistenza della forza irresistibile.

La verità è che in questo cosiddetto paradosso, la forza vince sempre. Un oggetto, per resistere ad una forza irresistibile, deve esistere in almeno una dimensione in più di quelle in cui esiste la forza, ma questo non è possibile perché allora non esisterebbero nello stesso universo, e anche se lo facessero si potrebbe sempre dire che la componente della forza in quella dimensione è zero, e quindi che razza di forza irresistibile è? Il ragionamento reciproco, cioè che la forza esista in una dimensione in più dell’oggetto, ha ancora meno senso: ve lo lascio per esercizio. Dato che non è possibile che forza e oggetto esistano in numeri diversi di dimensioni, l’unico altro modo che un oggetto ha per resistere ad una forza è essere ben saldo a qualcos’altro. Dato che nulla è detto riguardo a questo legame, e che l’indistruttibilità non è contemplata nell’enunciato, possiamo assumere che non sia indistruttibile e quindi la forza non avrebbe alcuna difficoltà vanificarlo. L’unico modo in cui l’oggetto può essere effettivamente immobile è che sia legato con un legame indistruttibile ad un altro oggetto immobile. Ma questo a sua volta dovrebbe essere legato con un legame indistruttibile ad un altro oggetto immobile e così via fino a considerare l’intero universo immobile. Ma in un universo fatto di oggetti immobili, la definizione stessa di forza, in senso classico, verrebbe meno, e quindi anche la fisica che conosciamo vacillerebbe, e quindi pure l’oggetto potrebbe non esistere, quindi un siffatto universo non può esistere e quindi la forza vince. L’alternativa è che l’oggetto sia così inamovibile che la forza inizia a far muovere tutti gli altri oggetti dell’universo per reazione, ma a quel punto basterebbe cambiare sistema di riferimento ed ecco che l’oggetto inamovibile diventa improvvisamente mobile.

Una versione più intelligente di questo paradosso è l’orientale che coinvolge lo scudo indistruttibile che resiste ad ogni lancia, e la lancia invincibile che perfora qualunque scudo. La forza di questa versione del paradosso è che coinvolge oggetti semplici e concreti che non prestano il fianco ad astruse elucubrazioni ma esistono per quello che sono: uno scudo e una lancia.

Per concludere, sono sicuro che i più furbi tra voi riusciranno a trovare le falle nel mio ragionamento riguardo la forza e l’oggetto, quindi mi raccomando: i commenti sono lì per dimostrare come la generalizzazione estrema a cui siamo troppo abituati ci porti a dimostrare che, in fondo, Hitler era una brava persona.

  1. M. Csikszentmihalyi, (1975). Beyond boredom and anxiety: the experience of play in work and games. San Francisco, CA: Jossey-Bass.
  2. No, “cavie” non si può dire, e neanche “soggetti”.

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