Mi hanno incastrato

Lunedì scorso era tre settimane che lavoravo tutti i giorni a ritmi che definire elevati non rende l’idea, e quindi avevo deciso di prendermi un paio di giorni di stop. Puntualmente martedì mattina alle 10 faccio colazione, e nemmeno mezz’ora dopo mia mamma chiama dalla scuola dove insegna [1] e chiede se sono in grado di insegnare elettrotecnica, perché ci sarebbe bisogno di una supplenza, una cosa temporanea, intanto vieni qua che ne parliamo. Tempo di fare la strada da Vicenza a Lonigo, avevano già preparato le carte, dovevo solo firmare. Preso un po’ in contropiede, ho incautamente firmato.

Il mio ruolo, dal 5 ottobre fino ad avente diritto [2], è ufficialmente docente di “Elettrotecnica e Applicazioni”, classe di concorso A035, per le classi quarta e quinta indirizzo elettrotecnica dell’IPSIA. Una cosa facile e di poca responsabilità, insomma. Appena rientrato a casa comincia a prendermi l’ansia: in effetti non è che avessi proprio poco altro da fare, in questo periodo, e poi l’idea di ripassare l’elettrotecnica, specialmente campi di essa che non ho mai visto se non col cannocchiale, proprio non è che mi andasse a genio, ma ormai era fatta.

Avete presente quando si dice “gettato nella fossa dei leoni”, no? Ecco, il primo giorno di lezione ho avuto entrambe le classi, per un numero di ore non inferiore a due ciascuna, e in più i relativi consigli di classe, in cui per una classe ero anche il segretario, quindi mi è toccato redigere il verbale. Da 0 a 100 in 0.26 secondi. Mi perdonerà il preside se alla fine della giornata stavo per portarmi a casa un registro di classe. Ora, la cosa assume un sapore tragicamente fantozziano se consideriamo che queste due classi, solo di elettrotecnica, hanno nove ore settimanali ciascuna.

La quinta tutto sommato fa un po’ di casino, ma i suoi sedici componenti sono abbastanza consapevoli di avere gli esami e quindi stanno attenti, partecipano, e fanno gli esercizi. E poi, che non guasta, sono simpatici. La quarta, au contraire, eccetto un esiguo numero di personaggi che in qualche modo si impegnano e stanno attenti, si è già guadagnata una nota sul registro. Perché se una volta ti dico di non giocare a carte durante la lezione, la volta dopo non puoi onestamente aspettarti che te lo dica di nuovo: hai anche 18 anni. Poi vienimi anche a chiedere se te la tolgo perché ne avete già prese troppe e rischiate di saltare la gita: giovani, fatevi delle domande. Lo so che è inutile perché tanto le risposte non le sapete, ma dai, almeno fingete di provarci. La regola aurea comunque è che se chiedi che una punizione venga revocata, ti puoi solo ritenere fortunato che la stessa non venga raddoppiata.

Il bilancio, ad una settimana e mezza di lezione, è che non vedo l’ora che venga novembre. Quindi, precari che attendono con ansia l’entrata in ruolo per la classe A035: io vi aspetto. Sono quello grosso e coi capelli lunghi.

PS: Sia chiaro che non avrei nulla in contrario ad una supplenza di qualche altra materia, tipo matematica, elettronica o informatica, in qualche altra scuola, tipo un ITIS, in cui in genere agli studenti frega anche qualcosina di quello che gli viene insegnato, e magari part-time. Ma con 18 ore di una materia che non ho voglia di ripassare e con studenti che “tanto mi vo guidare el tratore con me papà in te i campi” o “me papà g’ha n’oficina”, così no. O, al limite, così.

  1. Forse non vi avevo detto che mia mamma ha smesso di insegnare all’asilo nido ed è passata a insegnare alle superiori…
  2. Che è un modo carino per dire che a novembre pubblicano le graduatorie ufficiali e poi si spera ci sia uno che accetti il fardello al posto mio.

Commenti

pikkio » 

Ted Mosby anyone?

P.S. Puoi sempre chiedere consigli al leggendario Alotto…

Andrea Franceschini » 

Infatti sono andato sul sito di Alotto ma non ho trovato alcuna dispensa, né riferimenti al suo corso -.-

Ma Ted Mosby insegnava all’università, almeno, o sbaglio? :P

pikkio » 

Sì, ma era Architecture 101 però :P

Andrea » 

NOOOO cavolo…volevo anch’io un insegnante come te… :)

Rispondi