Imparare a programmare

A quanto pare l’ultima moda tra la gente che a stento sa accendere un computer è imparare a programmare, il che sarebbe anche un proposito lodevole, al netto delle necessarie premesse e ragionevoli aspettative, solo che devo darvi una brutta notizia: sembra che lo stiate facendo nel modo sbagliato.

A quanto pare, la maggior parte dei siffatti corsi, perfino quelli che cominciano col piede giusto, finiscono con l’equivocare la nobile arte della programmazione con la costruzione di siti web. Non ci sarebbe (quasi) nulla di male in questo, e riconosco che capire qualcosa di come funzionano siti e applicazioni web sia una cosa utile in un mondo felicemente in rotta di collisione col destino, ma “programmare” non significa solo copiaincollare insieme qualche riga di codice e ottenere dei risultati come per magia.

Programmare significa soprattutto pensare, affrontare un problema, capirlo e risolverlo con i mezzi di cui si dispone, che sono sì le righe di codice ma anche, prima di quelle, il cervello. Ogni programmatore esperto vi confermerà che è arrivato un momento nella sua vita in cui ha smesso di analizzare e risolvere problemi pensando in codice ma pensando e basta, e da quel momento usare questo o quel linguaggio è diventata la stessa cosa, a meno di imparare parole diverse [1].

Ci sono 11 categorie di persone che possono trarre beneficio dall’imparare a programmare: quelli che per lavoro supervisionano programmatori, quelli che vogliono imparare un nuovo hobby o che vogliono portare i loro hobby un passo avanti, e quelli che pensano che l’11 all’inizio della frase sia un refuso piuttosto bizzarro [2].

Il mio odio viscerale per chi si improvvisa programmatore e si fa pagare in virtù del fatto che sa tirare insieme un centinaio di righe di codice è cosa nota e sussiste tutt’ora e allora perché ho fatto questo discorso senza neanche un insulto o una parolaccia? Perché, nella mia infinita bontà, ho deciso di insegnarvi a programmare nel modo giusto.

Sì, insomma: io inizio, poi voi mi seguite oppure no, come volete. La strada è un po’ lunga e, a volte, noiosa, ma i posti interessanti da visitare ci sono, e c’è modo e modo di affrontare una strada lunga e noiosa: sguardo fisso avanti e un piede dopo l’altro, oppure godendosi il panorama. A me piace guardare il panorama

Di solito non lo faccio [3] ma prometto che cercherò di ascoltare i suggerimenti senza sbuffare troppo, quindi le richieste sono le benvenute ma non sperate che vengano accolte tanto presto: c’è un po’ di lavoro da fare prima ma cercherò di sbrigarmi.

L’unica cosa che non posso promettere è una cadenza regolare, anche se ci metterò tutto l’impegno possibile, e l’unica cosa che vi chiedo è di portare pazienza: anche per imparare a scrivere abbiamo riempito quaderni di asticelle, cerchietti e puntini, no?

Dai, cominciate a commentare entusiasti a questo post così io sono contento e motivato, e soprattutto spargete la voce.

  1. È come se tutte le lingue del mondo avessero un predecessore ideale comune che, una volta compreso, renda immediato imparare qualsiasi altra lingua a meno di impararne le parole e la sintassi. Per fortuna non è così, ma chi tra voi conosce più di due lingue, e magari almeno una con origini molto lontane dalle altre, potrebbe avere la sensazione che ci sia qualcosa del genere.
  2. Ci sono anche quelli che quando hanno letto “Ci sono 11 categorie” hanno iniziato a ridere, ma loro non hanno bisogno di imparare a programmare.
  3. Anche perché di solito non è che succeda spesso…

Commenti

skay » 

Fantastico :)

Alessio » 

“Ci sono 11 categorie di persone”…. mitico :D Sono curioso di vedere gli sviluppi (magari imparo anche qualcosa di buono)….

Francesco » 

“Ci sono anche quelli che quando hanno letto “Ci sono 11 categorie” hanno iniziato a ridere,” => o mamma, allora ci sono 100 categorie!

Andrea Franceschini » 

No, perché loro non beneficiano dall’imparare a programmare dato che con ogni probabilità lo sanno già fare o sono comunque casi persi tipo matematici e affini :P

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