Comunicazioni di pubblico servizio

Questa sera me ne tornavo verso la stazione quando m’imbatto in un manifesto del Partito Democratico.

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Se i cervelli migliori fuggono all’estero e se le aziende fanno outsourcing in Romania, perfino quelle del Made in Italy, possibile che i partiti si debbano rivolgere per forza ai soliti quattro imbecilli rimasti nei confini nazionali?

Di cose da dire sul reparto marketing e comunicazione pubblica di alcuni signori ce ne sarebbero a bizzeffe ma mi permetto di fare solo alcune brevi ed ovvie riflessioni:

  1. lo slogan è un’auto martellata sui piedi presa troppo stretta: se l’ottica è quella di rastrellare voti non è certo a chi già ti vota che ti devi rivolgere ma a chi, pure avendo votato l’Unione a suo tempo, ha deciso che non è più il caso. I voti di Mastella, Dini e Compagni sono persi, almeno non suggeriamo alla gente che dal 15 aprile il governo sarà lo stesso di prima;
  2. le scritte in bianco su campo verde lasciatele fare a chi il verde l’ha già ipotecato da un po’;
  3. la foto è orrenda, sembra Tommy Lee Jones nei panni di Due Facce — ruolo che si adatta in modo sorprendente alle movenze politiche del Walter.

Oppure sto sopravvalutando gli elettori che in realtà non sono così acuti da soffermarsi a riflettere sul messaggio veicolato da questo poster. Posto questo, non sono ancora sicuro che non votare PD sia la scelta più intelligente da fare, dopotutto.

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