Rumore di fondo, parte 3

Alla fine, dopo innumerevoli segnalazioni e improperi, oggi è uscito l’omino di Telecom–che poi in realtà era l’omino di questa misteriosa AGA.TEL–che ha aperto una cassetta di derivazione a tre metri da terra, ha evitato quattro dita di fango vittime della gravità, e ha constato che i fili facevano schifo. Dopo averli–presumo–cambiati, la linea voce è tornata “pulita” e quella dati è tornata a 5 Mbps–che dovrebbero essere 7 ma facciamo finta di niente, anche dando uno sguardo ai parametri della suddetta.

Il risultato sostanziale, confermato anche dal buon Ivan, è che avevo ragione: il doppino che dalla scatola arriva in casa a mezzo coseno iperbolico è probabilmente danneggiato, senza contare i (peraltro pochi) metri che si fa “sotto terra” dentro ad una canaletta con un’estremità aperta verso l’infinito che non solo serve a poco con l’umidità, ma si riempie anche bellamente d’acqua quando piove, proprio a guisa di pluviometro di quelli che si costruivano da bambini tagliando la bottiglia di plastica. Sì, insomma, un SNR di 12 dB è un po’ pochino, mentre i 21 dell’uplink sono ottimi e abbondanti per ottenere la banda piena–e anche qualcosa in più, dato che l’offerta ufficiale direbbe “fino a 384 kbps”, comunque con buona pace del G.DMT che arriverebbe a 1.3 Mbps, ma vabè, sono scelte commerciali.

Altra cosa che si scopre, i cosiddetti filtri ADSL sono più o meno acqua fresca. Ora, io non ho l’analizzatore di spettro e il generatore di spazzate per verificare la cosa, ma mi dicono che la frequenza di taglio di codesti filtri (passivi, Butterworth del 4° ordine) si aggiri attorno agli 8 kHz. Per chi conosce i filtri, questo vuol dire, in linea puramente teorica ma alla fine anche abbastanza pratica, che l’attenuazione fino a circa 6-7 kHz dovrebbe essere circa nulla, a 8 kHz si perdono 3 dB, e da lì si scende di 80 dB per decade, che è piuttosto ripido. Stando a Wikipedia, l’upstream parte da quasi 26 kHz, che non è nemmeno una decade dopo. Facendo i conti estremamente a spanne su un tovagliolo del bar, a 26 kHz dovremmo essere a circa -30 dB, che non è comunque poco. Quello che non si spiega, allora, è perché, alzando la cornetta del telefono collegato allo splitter a cui è connesso il modem, sento distintamente non solo il tipico rumore “bianco” delle connessioni dati, ma anche tutti quei simpatici cinguettii che il modem produce mentre si connette.

Sempre chi ne capisce di filtri a questo punto avrà già pensato qualcosa tipo “ignorando la distorsione di fase–che nei filtri di Butterworth è piuttosto vistosa–mettendo in cascata due filtri dovremmo avere magari un po’ più di attenuazione in banda, ma anche un filtro che taglia 160 dB per decade, portandoci vicini a -60 dB a 26 kHz”. La parte bella è che, essendo filtri passivi, l’unico inconveniente in cui possiamo incorrere è perdere un po’ di segnale in banda. Ora, c’è un particolare di tutto ciò che non mi è mai tornato molto. Le compagnie telefoniche sconsigliano di mettere due filtri in cascata, primo perché “non serve a niente” e secondo perché “potrebbe creare problemi alla connessione dati”. Ora, supponendo plausibile la seconda motivazione per ragioni di fase, anche se non vedo come, la prima–sempre per chi di filtri un po’ ne capisce–non sta molto in piedi. A parte l’ovvia considerazione che se la banda POTS finisce a 4 kHz, il filtro si poteva anche centrarlo almeno 3kHz prima guadagnando un po’ di attenuazione più avanti, il fatto nudo e crudo è che hanno ragione: non serve a niente. Ma proprio a niente. Neanche mettendone tre. Nessuna differenza apprezzabile. Non sembra attenuarsi nemmeno il segnale in banda.

A questo punto la tentazione di togliere dal muro il mio diploma dell’ITIS e accenderci il camino un po’ mi è venuta…

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