Umani e Computer
Da bambino pensavo che avrei fatto l’astronauta o il pilota di Formula 1, poi mi sono scontrato con la triste realtà che con gli occhiali non si diventa neanche piloti d’aereo. Quindi ho ripiegato sull’ingegneria informatica per mandare i razzi nello spazio (avevo 10 anni e già mi vedevo col camice bianco).
Una volta approdato a ingegneria, dopo la scoperta della fisica e dell’ingegneria aerospaziale, complici gli studi tecnici, mi sono interessato ai sistemi operativi e alla programmazione di bit e byte, finendo per fare una tesi triennale su sistemi in tempo reale per dispositivi embedded.
Quindi è uscito l’iPhone che tutti sappiamo che ha in qualche modo rivoluzionato il concetto comunemente accettato di interazione tra l’uomo e la macchina — anche se ci sono altrettanti sistemi spesso più interessanti, il grande pubblico pagante non lo sa. E c’è stato il boom delle interfacce tangibili, ovvero quei meccanismi di interazione in cui l’umano e il computer si parlano attraverso oggetti fisici che i due sono in grado di comprendere. Tanto per dire un’applicazione comune, Microsoft Surface [1].
Ma prima di esso avevo già conosciuto il reacTable. Quando ho saputo che il professore che avrei voluto come relatore per la mia tesi specialistica gestiva un flusso Erasmus proprio verso il gruppo in cui il reacTable è nato, non ho saputo resistere. E questa mattina, nonostante tutto, mentre ero nella saletta buia davanti a quel cerchio blu per discutere col suo inventore di come avrei potuto costruirci una fisarmonica [2] ho pensato che forse nello spazio c’ero finito lo stesso.