Comunicazioni di pubblico servizio

scritto da Andrea Franceschini il giorno 19/2/2008

Questa sera me ne tornavo verso la stazione quando m’imbatto in un manifesto del Partito Democratico.

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Se i cervelli migliori fuggono all’estero e se le aziende fanno outsourcing in Romania, perfino quelle del Made in Italy, possibile che i partiti si debbano rivolgere per forza ai soliti quattro imbecilli rimasti nei confini nazionali?

Di cose da dire sul reparto marketing e comunicazione pubblica di alcuni signori ce ne sarebbero a bizzeffe ma mi permetto di fare solo alcune brevi ed ovvie riflessioni:

  1. lo slogan è un’auto martellata sui piedi presa troppo stretta: se l’ottica è quella di rastrellare voti non è certo a chi già ti vota che ti devi rivolgere ma a chi, pure avendo votato l’Unione a suo tempo, ha deciso che non è più il caso. I voti di Mastella, Dini e Compagni sono persi, almeno non suggeriamo alla gente che dal 15 aprile il governo sarà lo stesso di prima;
  2. le scritte in bianco su campo verde lasciatele fare a chi il verde l’ha già ipotecato da un po’;
  3. la foto è orrenda, sembra Tommy Lee Jones nei panni di Due Facce — ruolo che si adatta in modo sorprendente alle movenze politiche del Walter.

Oppure sto sopravvalutando gli elettori che in realtà non sono così acuti da soffermarsi a riflettere sul messaggio veicolato da questo poster. Posto questo, non sono ancora sicuro che non votare PD sia la scelta più intelligente da fare, dopotutto.

Questioni d’identità

scritto da Andrea Franceschini il giorno 21/11/2007

Ci sarebbe una lunga disamina da fare ma mi limito a linkarvi questo intervento del fu ideatore del logo dell’Ulivo su SDZ e a raccogliere qualche considerazione sparsa, tratta anche dall’articolo che Repubblica dedica al neonato logo del PD.

Tanto per cominciare il logo è bruttino. Poi c’è lo stesso ramoscello di ulivo dell’omonimo gruppo parlamentare: se volevamo un simbolo di pace forse era meglio una colomba o un altro rametto, questo suggerisce proprio la continuità che si voleva, in un certo senso, rompere.

La questione del tricolore è scottantissima: il tricolore è la bandiera nazionale e io sono della modesta opinione che la bandiera nazionale non dovrebbe essere presente - almeno non in modo così prepotente - nei simboli dei partiti nazionali. Avrebbe senso solo nel caso di un partito unico, ma mi pare che di questi tempi… e comunque… vabbè. D’altro canto, dall’altra parte della barricata si sono già appropriati dell’azzurro [1] e del verde, e quindi di qua restava solo il rosso [2] - che suona un po’ come essere messi nell’angolo, alla fine.

Infine c’è la questione di ergonomia: con tutti i vecchi che vanno a votare, come si farà a spiegargli la differenza tra il Partito Democratico e la Fiamma Tricolore?

  1. Oltre che della gioia di incitare le nazionali sportive, ma vabbè
  2. O il bianco, ma non è proprio un’idea furba