Circa sedici mesi fa scrivevo questo pezzo relativamente a questo intervento a sua volta in risposta a questo commento. Ho cercato perfino su Google e tutto quello che esce è quell’exploit lì di un anno fa.
Leonardo, ascolta: io sto ancora aspettando, eh? Fatti vivo, in qualsiasi modo. Va bene anche un “chissenefrega” o una querela, basta che non mi fai chiamare la Sciarelli per davvero.
Oggi è il giorno 27 Aprile dell’anno di grazia 2008 e qualcuno di voi ricorderà che più di tre mesi fa scrissi un lunghissimo post di commento alla vicenda che intrecciava le sorti di Sandro Gilioli, Beppe Grillo e Leonardo Roli. Quest’ultimo, proprio il 20 Gennaio mi rispose per email [1] con quanto riporto [2]:
Ho letto la sua risposta.
Sfortunatamente oggi pomeriggio non ho il tempo per controbattere (sempre che possa interessarle il mio punto di vista), ma nei prossimi giorni, se me lo consentirà, le farò avere qualche riga sulla sua casella mail.
Ci terrei a risponderle, perchè mi piace questo scambio di opinioni.Le do una breve anticipazione:
Io con (PIU’ O MENO) tutte le sue motivazioni sono diventato un cosiddetto “grillino”. E’ davvero divertente notare come partendo dallo stesso punto, due persona possano arrivare a posizioni così contrastanti; o forse contrastanti non lo sono per nulla.
Staremo a vedere.A presto
L.R.
Ah, comunque complimenti pe la risposta.
Il punto è che gli risposi brevemente assicurandogli che avrei atteso la sua risposta. Fine della storia. Leonardo Roli, per quanto ne so, è disperso dal 20 Gennaio 2008: se qualcuno lo avvistasse, si premuri di ricordargli che io sono ancora qua che attendo il confronto [3].
Nel frattempo Filippo Facci [4] riporta su Macchianera una mini biografia non autorizzata in quattro puntate su tal Giuseppe Piero Grillo.
Passi che io non sapessi cos’era Bayosphere ma che si monti una protesta contro le alte sfere del giornalismo e inneggiando ai contenuti prodotti dai cittadini senza ragionarci su è proprio da Beppe Grillo.
Quanto bassa era la percentuale, secondo una vecchia indagine, di persone che su YouTube producevano contenuti invece di fruirne e basta?
Ho bisogno di un certo numero di premesse, per questo post che temo sarà lungo e forse noioso. Fine della prima premessa: se non vi interessa, fermatevi qui; altrimenti andate pure avanti.
La seconda premessa è un mea culpa, un riconoscimento di leggerezza nell’uso delle parole — ma non troppo: leggete bene le note. Scrivo queste righe in relazione al post precedente [1] e soprattutto ai commenti che ho ricevuto che meritano un approfondimento — e con questo post posso dire addio all’insostenibile leggerezza del Morphlog per sempre.
La terza premessa è che gran parte delle cose che leggerete sono ovviamente opinioni mie, basate sulle sensazioni [2] che raccolgo ogni giorno mescolandomi alla gente — agli italiani, più che altro — e ascoltandone i discorsi, che chi mi conosce sa che sono uno che tende ad ascoltare molto e parlare poco invece di dare fiato alle trombe confidando nei grandi numeri — salvo poi comunque dire qualche sciocchezza, nessuno è infallibile.
E ora tocca alla premessa jolly, ovvero tutto il discorso preliminare che devo fare per poter continuare e concludere in modo sensato la mia disquisizione. La prenderò un po’ larga, quindi questo è il momento buono per andarvi a prendere una cioccolata, un tè, una coca, una fetta di torta, un cesto di popcorn e cambiare canale.
Delle persone — È da un po’ che mi sono reso conto di un fatto che mi colpisce e mi lascia perplesso ogni volta: lo spessore culturale [3] di troppa gente va assottigliandosi col tempo ad una velocità allarmante. Vedo questo fenomeno in almeno due ordini di grandezza: uno microscopico, che riguarda l’ambito personale e della cerchia degli interessi ristretti, ed uno macroscopico, che riguarda la dimensione sociale, il contesto in cui la persona è inserita e il modo con cui si rapporta con le dinamiche che la circondano [4].
Chiariamoci questi due ordini di grandezza: l’ordine microscopico è quello del proprio bene, del bene dei propri congiunti e della salute del proprio giardino; l’ordine macroscopico comprende il bene in una dimensione più ampia, da quella comunitaria, urbana, regionale, nazionale fino alla dimensione globale. E già uno dovrebbe vedere un primo grande spostamento di interesse dall’ambito macro al micro che interessa, stimo, una buona ottantina di persone su cento [5]. Più da vicino, nell’ambito micro mi è sempre più frequente notare la predilezione del vantaggio personale, di poche persone care e del proprio benessere nel giro di mille metri quadri. Nell’ambito macro noto invece la progressiva perdita di interesse non solo nel bene su larga scala ma proprio nella larga scala, come se il mondo fuori dalla propria città o regione non fosse che una favola raccontata alla televisione e le dinamiche solo le regole di un gioco di ruolo a cui si può decidere di non partecipare [6].
Dello spessore — Questo spostamento di interesse, a parere mio, è il principale imputato della perdita di spessore culturale nelle persone [7] ma al contempo è lui stesso effetto di una serie di fatti accaduti negli ultimi venti-trent’anni che però qui ed ora non ho intenzione di affrontare perché esulano da questo discorso e comunque non ho conclusioni veramente utili.
Siamo arrivati all’assottigliamento dello spessore culturale, alla progressiva perdita di volontà nella crescita personale oltre un limite minimo di sopravvivenza. Dovrebbe essere evidente che l’aumento del benessere e la diminuzione della necessità di provvedere a sé stessi influenzano un po’ per volta anche la percezione della necessità di prendere decisioni e inducono ad adagiarsi nella comodità del delegare qualche piccola scelta ad altre persone. Non trovo niente di male nel fruire di un divano comodissimo anche se questo mi impone di non poter scegliere il tessuto blu perché al produttore il blu non piace — posso sempre decidere che un divano più scomodo ma blu è in realtà per me più comodo; quel che vedo di male è l’estremizzare questa tolleranza fino a ridursi a prendere per sé e per pochi altri alcune banali decisioni — eventualmente tra un ventaglio di scelte limitate a priori — e ritenerle di importanza vitale, quasi di necessità per la sopravvivenza. L’esercizio della scelta diventa un giochino con cui confortarsi sulla propria libertà intellettuale e si concretizza nella scelta della suoneria del cellulare, dell’accessorio di vestiario, del canale alla televisione, dell’optional automobilistico, del particolare che fa così tanto la differenza e così bene nasconde le uguaglianze.
Non per questo però la persona perde la coscienza del mondo, di quel che accade, e non per questo perde la capacità di gioire o di indignarsi per le cose che succedono. La persona media di quell’ottanta su cento è estremamente empatica e sensibile all’indignazione altrui e, anche se questo non sfocia in azioni risolutive, prova un grande senso di benessere ed appagamento nel partecipare ad un sentimento comune e collettivo.
Vorrei fare un’ultima considerazione che la società civile tende a rifiutare ma che secondo me è profondamente vera e spiega fin troppe cose: l’umano è un animale sociale organizzato in branchi di pari guidati da leader consensualmente riconosciuti di rango superiore [8].
Della politica — Giunto a questo punto mi è sembrata abbastanza ovvia la disaffezione del grande pubblico verso la politica nazionale e rappresentativa [9] certo per alcuni deplorevoli comportamenti e consuetudini di una buona parte della classe dirigente — e qui la generalizzazione è facile quanto pericolosa — ma anche per la percezione del fatto che la politica nazionale non può dedicarsi sempre ed interamente a me, ai miei interessi personali, a quelli che mi stanno veramente a cuore, a quelli che fanno bene alla mia comunità locale ma ha da occuparsi anche di persone che non conosco o con cui non ho contatti, magari all’altro capo del Paese o perfino all’altro capo del mondo [10]!
Da questo meccanismo trae vantaggio il qualunquismo nelle affermazioni ed il populismo nelle azioni [11]; la gente ama sentirsi importante, accudita e coccolata [12] ma nello stesso tempo detesta chi ha più possibilità, più privilegi, più facilitazioni, più soldi per soddisfare le proprie brame private. Ovviamente non sto parlando del circolo virtuoso delle pari opportunità ma della brama di poter smettere di percepirsi un pezzente e lasciare indietro i pezzenti (percepiti).
In questo contesto di qualunquismo e populismo vince chi urla più forte cose condivise dal maggior numero di persone possibile e le persone abbiamo già visto come sono propense a riconoscere autorità a chi le fa sentire importanti e seguite [13].
Beppe Grillo — Finalmente veniamo al nocciolo della questione. Beppe Grillo non è una persona stupida, anzi. Da bestia da palcoscenico e grande comunicatore qual è — e per questo lo stimo — ha sicuramente capito benissimo, pur con lievi variazioni, tutto quello che ho riassunto io qua sopra. Ha capito ed escogitato un modo estremamente efficace per ottenere del vantaggio per sé, e neanche poco, rastrellando consensi di chi lo vede preoccuparsi per la gente, dalla scala microscopica dell’aver sostenuto l’abolizione dei costi di ricarica, alla scala macroscopica di affiancare le grandi proteste popolari e le battaglie ambientali contro gli inceneritori, la TAV ed altre importanti questioni. Costruendo un po’ alla volta consenso attorno alla sua persona ottiene il duplice scopo di passare per benefattore dell’Umanità e fare il pienone ai suoi spettacoli e vendere tanti libri e DVD.
Purtroppo questo personaggio è solo un grande comunicatore, ha due grossissimi difetti che gli impediscono di essere un grandissimo comunicatore. Primo, tiene un sito internet che lui chiama blog — che esattamente blog non è, ma che come parola fa moda — in cui scrive varie cose e catalizza l’attenzione della gente che accetta volentieri di essere il millecinquecentesimo commento senza risposta ad un generico post. Secondo, motivo scatenante di questo mio lunghissimo sproloquio, è la sua natura di monologhista che apparentemente rifiuta il dialogo perfino con i suoi stessi sostenitori [14].
Grillini [15] — Di contro molte sono le iniziative che si ispirano a Beppe Grillo per sopperire alle sue stesse mancanze di dialogo e proposizione ragionevole. Non mancano le testimonianze di persone che vedono in lui una sorta di profeta, di intoccabile, di illuminato, ma per correttezza, e per fortuna, c’è da dire che non tutti i grillini sono uguali.
Poiché anch’essi sono persone — ci mancherebbe — si applica la ripartizione 80/20 che ho già spiegato. Con l’80% delle persone si riempiono le piazze e si fa a gara alla scimmia che grida più forte mentre col 20% si organizzano iniziative concrete, intelligenti e propositive. Il punto sta nel fatto che non c’è una divisione netta tra l’80 e il 20, e quindi per un fisiologico fenomeno di fall-out, una parte dell’80 — quelli di spessore un po’ più alto — finisce all’interno delle varie iniziative [16] e ne diventa in qualche modo parte attiva, atteggiamento giusto e lodevole che però non sempre trasforma le persone di botto e comporta il rischio di incrinare dall’interno la credibilità dell’iniziativa. Sebbene questi siano problemi naturali che vengono normalmente risolti e poiché non è davvero possibile che ognuno ricada dentro una certa fetta di spessore in modo pieno e dal comportamento prevedibile, va sempre considerato il fattore ideologico.
Nonostante quello che si sente dire in giro, le ideologie non sono morte: infatti molta gente è pronta a difendere a spada tratta il profeta senza curarsi di verificare in prima persona che dica o meno stupidaggini, senza conoscere spesso la realtà dei fatti, credendo di sapere ove invece ha immaginato indotto da alcuni indizi e proclamando al mondo intero che lui, loro, assieme al profeta, SANNO [17]. Sanno la Verità. Conoscono gli anfratti del mondo che vorrebbero sgretolare, e non sto dicendo questo perché ho letto qualche commento su Internet, lo sto dicendo perché conosco qualche persona che simpatizzava con i MeetUp, con gli amici di Beppe Grillo e quant’altro, un paio c’erano anche dentro ma poi ne sono usciti una volta apprese un po’ di nozioni su quel che miravano ad abbattere e capite una serie di cose che a sentirmele raccontare forse il parallelo con Scientology è esagerato [18] ma un po’ di puzza di Lotta Comunista l’ho sentita.
Per concludere — Siccome poi finisce che mi si accusa di parlare e non proporre, finendo così a fare il gioco di chi vorrei attaccare, ho le mie proposte.
La prima proposta: i MeetUp hanno ricevuto la benedizione a costituirsi liste civiche, se lo desiderano, e questa è, al di là del valore mediatico del bollino, un’opportunità incredibile che va gestita in modo saggio, fermo ma soprattutto umile e con la testa. Il mio suggerimento è di formare un gruppo aperto alla discussione in cui chiunque può partecipare — che è la cosa che già avviene, per quel che ne so — e un pool di persone che godano della fiducia di tutti i partecipanti che si faccia carico di interagire col mondo istituzionale, mediatico e quant’altro in cui si vorrà intervenire. Questo non significa solo andare là in pochi e dire la propria ma andare all’interno dei fenomeni, cercare di capirli, riportarli alla gente ed approfondirli insieme: solo così ognuno avrà la possibilità di capire cosa succede davvero e di crescere personalmente nell’interesse di tutti.
La seconda proposta viene in un secondo momento, quello dell’interazione attiva: quando si giunge ad una conclusione e si ritiene di dover mettere in atto un’azione, si stabilisce un percorso fatto di piccoli passi graduali che portano al risultato e poi lo si propone all’attenzione dei diretti interessati, li si coinvolge nelle scelte, se ne discute assieme senza paura di recepire suggerimenti e si procede perché, a dirsela tutta, la proposta di un massimo di due legislature per ogni parlamentare è una sciocchezza grandissima che vi può confermare anche il più onesto dei parlamentari che potrete trovare [19]. Il muro contro muro e gli insulti, ricordiamocelo tutti, non sono mai serviti a niente.
La terza proposta è di non aspettare che Grillo faccia la cazzata bensì di cominciare fin da ora a prendere una chiara posizione di distacco, di appoggio esterno, perché finché ci sono persone come me che hanno la percezione che MeetUp e Grillo siano la stessa cosa, non ci sarà mai un vero vantaggio per nessuno.
Mi sembra che sia tutto.
PS. Giustamente devo ringraziare Nunzio per gli spunti e i suggerimenti (via Blackberry) ed Elena per avermi convinto ad accorciare la parte non strettamente legata a Grillo (in cambio dell’ascolto dell’ultimo disco di Jovanotti :) ).