Video sharing on steroids

scritto da Andrea Franceschini il giorno 11/8/2008

Molto tempo fa, in un periodo che è andato dai primi anni delle elementari fino ad almeno metà delle superiori, ero affascinato dal video-making. Certi amici dei miei ci avevano prestato un CamCorder VHSrinoceronte VHS proprio mentre imparavo i fondamentali dell’animazione tradizionale e stop-motion, poi venne una simpatica Hi8 un po’ limitata ma eccellente per imparare le basi del montaggio e avvicinarsi a tutti quei concetti che è sempre bene tenere a mente. Da un po’ di tempo è approdata in casa una MiniDV senz’anima da cui non riusciamo a tirare fuori i filmati registrati su nastro ad una qualità decente — dicono che serva il FireWire che noi non si ha — e quelli registrati su SD sono un po’ sopra la media dei cellulari.

Tuttavia, ben prima dello sbarco della MiniDV ho abbandonato la cosa appena fiutata la quantità di dindi richiesti per un utilizzo da prosumer e mi sono dedicato alla fotografia — con alterne fortune — che costava assai meno. Poi ci si è messo il mercato con l’High Definition e infine è arrivato YouTube che mi ha fatto perdere ogni speranza nella capacità di giudizio del pubblico medio. Fino all’altro ieri.

Dal 2004 è aperto Vimeo, una community di video sharing un po’ diversa da quelle a cui siamo abituati: niente filmati dalla televisione, niente video di fanatici che giocano a Half Life, niente spazzatura varia. Tutti i contenuti sono rigorosamente originali e il più delle volte di alto livello sia tecnico che narrativo. Ci sono poi gli immancabili videocast in cui questo o quell’autore spiegano come realizzano certe parti dei loro lavori, svelano piccoli trucchi da do-it-yourself o recensiscono le attrezzature, dalle videocamere agli steadicam, dagli adattatori per obiettivi da 35 mm ai software per la post-produzione e il montaggio.

Tuttavia la parte più interessante sta nella possibilità di caricare video fino al formato 720p con un limite di 500 MB per settimana. Il player funziona in modalità HD oppure no ma anche in modalità tradizionale la qualità è nettamente superiore agli scarabozzi cui YouTube ci ha abituati — oltre a consentire il playback anche a macchine non esattamente HD Ready.

Ho trovato particolarmente interessante che gran parte degli utenti avanzati graviti attorno a questo giocattolo e alla sorellina minore HV20: ora devo solo trovare quel migliaio di euro.

Apparizioni

scritto da Andrea Franceschini il giorno 10/8/2008

Quasi quasi mi stavo lentamente dimenticando che nel Consiglio dei Ministri ci sono alcune persone.

Poi questa sera, al TG1, mi appare Calderoli in tutta la sua sebacea suinità.

Conversioni canoniche

scritto da Andrea Franceschini il giorno 6/8/2008

Dite, ma se uno, di questi tempi di caldo torrido e persistente bel tempo, si sveglia alle 6:30 per andare a fare un giro in bici, apre la finestra, vede il sole, scende a preparare la colazione e alle 6:45 comincia a piovere, quale “Santo” è più conveniente trasformare in “Martire”?

EDIT: e ora pure il temporale. Ma che cazzo.

EDIT 2: ed ora torna il bello. $&%£@#!!!

Ammirare Vienna al buio

scritto da Andrea Franceschini il giorno 4/8/2008

Quando giro per una grande città non riesco mai a figurarmene la dimensione vera e così mi piace pensare ad una dimensione finta che comprende un po’ tutto quello che c’è, dai palazzi alla gente, dalla velocità al passare del tempo. E Vienna, da questo punto di vista, è enorme. Certo più di Roma, forse perfino più di Parigi. Ok, avrò passato i tre quarti delle mie giornate al campeggio a studiare Algebra ma talvolta uno sguardo fugace alle mura bianche che si vedono dalla strada, se pure non aiuta a imparare la mappa della U-Bahn, regala più di una giornata a scarpinare per decine di piazze e musei.

Non ho girato molto il mondo nella mia vita, men che meno le capitali, ma Vienna è divertente, e non solo il centro, perché se a uno piace l’arte e la creatività, ne trova dietro ad ogni angolo: è la cosa che fa la differenza tra la città progettata da un geometra e la città progettata da un architetto. Non è solo avere la statua o il monumento, perché allora ci sono città che stracciano Vienna facilmente, ma è soprattutto saperli collocare in una cornice degna e gradevole, non applicarci una targa sontuosa a fianco ma costruirci una piazza attorno, con le luci, le ombre e le suggestioni, con buona pace del cartellino nascosto scritto solo in tedesco. E con buona pace delle ricostruzioni dopo i bombardamenti.

Parigi è meravigliosa, senza i parigini, ma Vienna senza i Viennesi è solo una città bianca, grigia, raramente rossa e dal design di alta qualità. Non so una parola di tedesco e mi aspetto sempre che perfino le soavi vecchiette tengano un mitra nella borsetta, ma per nulla al mondo avrei fatto a meno delle voci e delle persone nella metro e per le strade. Tram e U-Bahn hanno su di me un potere quasi mistico, a differenza dei bus su gomma ed altre analoghe diavolerie moderne, ma sembra che il mezzo padrone della città sia sempre e solo la bicicletta. Anche se non ce ne sono tantissime, ci sono poche macchine e i ciclisti sono dotati di una buona dose di sfacciataggine che gli permette di sopravvivere agevolmente. Io, comunque, anche se la bici ce l’avevo, preferisco sempre e comunque la metro. Anche se arriva ogni 12 minuti e ti fa perdere la coincidenza col bus di Hütteldorf.

Vienna dopo le sei chiude e può essere un problema se la tua guida smette di lavorare alle cinque e prima delle sei e mezza non è libera. Le strade si svuotano e la gente si raccoglie nei punti di ritrovo principali, tipo il municipio, il Naschmarkt o le sponde del Danubio. Al municipio, d’estate, uno ci va per due motivi: per mangiare specialità dal mondo e per assistere a proiezioni di varia natura sullo schermo antistante la facciata. L’atmosfera è un po’ caotica, non è facile sedersi e si rischia di uccidere a zainate l’alta nobiltà di Windsor ma, nonostante non ami le calche, è il posto che frequenterei vivendo in città.

Poi la gente dice che vado nei posti e guardo le strade: non è vero, sono stato anche nei musei. Pochi ma buoni, tipo la Haus der Musik o il Kunsthistorisches Museum, peccato per l’enorme esposizione di quadri largamente privi di interesse in sfavore dei molto più interessanti reperti archeologici di epoca, provenienza e logistica svariate, peccato solo per la cronica scarsità di descrizioni in altre lingue diverse dal tedesco. Peggio a Schönbrunn dove le descrizioni erano esclusivamente demandate all’audioguida (gratuita) che non ho preso all’entrata perché “tanto ci saranno i cartelli in inglese, trattandosi della prima attrazione turistica nella città”. No, e neanche in crucco. Meglio il parco della reggia ad accesso libero — dove i cartelli comunque non servivano — ed impressionante per varietà e completezza lo zoo ivi locato — anche se necessita di biglietto.

Poi sabato sono tornato a casa e mi è calata addosso una tristezza infinita da cui sto uscendo in queste ore, anche perché devo tornare a studiare per gli ultimi due esami… Voi comunque andatevi a leggere il blog della mia guida preferita per tutte le informazioni turistiche che io non sono capace di dare.

Unschätzbar

scritto da Andrea Franceschini il giorno 28/7/2008
  • Cena frugale con delizie d’importazione: 10 € (con portafogli al seguito)
  • 100 km di Autostrade per l’Italia: 15 € (col Telepass)
  • 250 km di autobahn austriaca in un solo colpo: 7,70 € (per una settimana intera)
  • 200 litri di gasolio: 300 € (col Bancomat)
  • Cena tandoori in centro a Vienna con morosa e buon jazz in sottofondo: 18 € (col portafogli della morosa)
  • Abbonamento settimanale ai mezzi pubblici: 14 € (appena scopro dove ho lasciato i soldi)

Aprire il portatile in campeggio e scoprire di non essere l’unico nerd ad averlo scelto solo perché c’era il wireless, proprio non ha prezzo.