It’s bloody cold!

Mettiamola così: questo è ancora un blog, contrazione di “web log”, un diario pubblico sul web, e di recente non ha visto molti aggiornamenti. Da un po’ sto cercando un’idea per rimpinguarlo ma sembra che neanche le vignette mi riescano tanto bene. Non è che non mi succedano cose, è che troppo spesso sono talmente poco interessanti che non ho mai ritenuto di raccontarle. Comunque, per farla breve, qualche giorno fa ho pensato ad una cosa, poi ho pensato che nah, è una scemata, poi non ci sto dietro, e poi l’autrice di Non Solo Sacher mi ha provvidenzialmente suggerito, in maniera del tutto indipendente, la stessa idea e quindi mi sono detto “ehi, perché no?”.

E quindi eccoci qua. Siamo [1] partiti la mattina del 25 marzo a bordo della mia povera auto, abbiamo percorso oltre 1600 km—o 1000 miglia, come dicono qui, praticamente due Spaccamotori—e poi un sacco di cose sono successe. Prima fra tutte la crisi esistenziale che mi è presa subito dopo aver accompagnato la dolce controparte all’aeroporto di Birmingham: realizzare che è vero, che sta succedendo oggi, che ho lasciato a casa tutto e per i prossimi tre anni dovrò ricominciare da capo, da solo, senza quasi nessun riferimento. Non sono uno tremendamente abitudinario ma ho bisogno di qualche ancora qui e là, più per ricordare alla mia testa che i miei piedi sono piantati per terra [2] ma il punto è che evidentemente quelle che credevo ancore non erano così salde. È stato un brutto quarto d’ora lanciato all’alba sull’autostrada del ritorno.

Ma siccome sono anche uno pragmatico, una volta rientrato alla base ho dovuto fare i conti con tutte le cose pratiche contenute nel pacchetto “molla tutto e ricomincia da capo in terra straniera”, in primis la brutta infezione al naso che mi portavo dietro dal venerdì precedente [3] e che mi ha causato notevole stress nella settimana successiva, anche perché non è che avessi tantissimo antibiotico e, con tutte le cose a cui improvvisamente mi sono trovato a dover stare dietro, l’ultima cosa di cui avevo voglia era infilarmi in un ospedale a farmi ispezionare le cavità nasali. Ci sono un casino di robe di cui uno non si rende conto. Uno prende, esce di casa, si trova un appartamento, va a vivere da solo, magari non nella stessa città ma insomma… non è che ci stanno poi tutte queste differenze, i riferimenti sono circa gli stessi, il quadro culturale è il medesimo, uno si orienta. Se dovessi fare la lista delle cose che mi hanno fatto scoppiare la testa dal 29 marzo al primo aprile non finiremmo tanto presto. Per esempio: cos’è questa storia che c’è un radiatore che si scalda di notte e poi funziona tutto il giorno? Oppure: perché ci sono solo due sacchi della spazzatura, uno per la roba riciclabile e uno no? O ancora: dove cacchio vado a fare la spesa senza svenarmi? E, ultimo ma non ultimo, perché la BBC comincia già a minacciarmi per vie legali perché non ho pagato il canone prima ancora che io abbia messo piede nell’appartamento [4]? La peggio cosa ovviamente è stata la mancanza di connessione. Ha poco da dire British Telecom che i suoi router wireless forniscono accesso alla rete Fon per cui se hai minuti gratis bona e sennò paghi. Il problema è che il giochino ha funzionato per due o tre giorni, poi ha smesso, per qualche motivo sconosciuto: affidarsi ad una rete di agenti su cui non si ha controllo per fornire un servizio potenzialmente a pagamento mi è sembrata un’idea molto poco furba. Comunque già il 27 ho fatto richiesta di (ri)attivare la linea dell’appartamento e di avere anche la banda larga. Purtroppo—dice il sito—sembra che il mio appartamento sia fuori dal mondo, per cui, nonostante io abbia pagato per avere una connessione a 20 Mbps, me ne becco da uno a tre e mezzo. Il punto è che, in Italia, Telecom è ben cosciente del problema, e quindi fornisce abbonamenti meno pretenziosi e meno costosi, per cui uno dice “pago 7 mega, me ne becco 3 o 4, pazienza, almeno non mi sveno”. Qua no, anzi: hanno pure il coraggio di farti l’offerta 20 mega a consumo, cioè con traffico limitato. Bel lavoro, BT. Almeno mi becco i primi tre mesi “gratis”: il canone della linea lo pago, ho un numero di telefono anche se non ho il telefono, e il numero suona straordinariamente libero. Pensa che risate se uno mi chiama! In ogni caso il 5 aprile una gentile signora di Royal Mail ha suonato il campanello per annunciarmi di avermi portato l’Internet [5] e quindi adesso almeno mi sono riconnesso al mondo. Non ritengo di essere dipendente da Internet, sono perfettamente in grado di rimanere scollegato qualche giorno, ma in genere è una scelta mia. Qua l’aspettativa era di usare Fon, purtroppo British Telecom non ha capito come funziona il giocattolo, e hanno poco da dire “teniamo la porta 161 del router aperta per fare manutenzione e aggiornamenti da remoto” se poi le cose stanno così. Vabè.

Finalmente il 2 aprile è venuto il momento di andare in università a registarmi ufficialmente [6] e cominciare a capire cosa farò nei prossimi tre anni. La cosa divertente della Open University è che l’unico luogo in cui si può entrare senza badge è la reception principale. Ci sono alcuni posti in cui si entra anche suonando il campanello, ma bisogna avere un certo occhio per scorgere un piccolo pulsante bianco montato sulla cornice bianca di una porta incastonata in un muro bianco, specie se si hanno mille altri pensieri per la testa. Comunque, dopo un po’ di andirivieni, durante il quale ho notato per la prima volta questa cosa meravigliosa che in giro c’è pieno di scoiattoli anche se si tratta di quegli scoiattoli grigi, sono finalmente riuscito ad arrivare alla segreteria della Research School e completare le carte. Da lì alla segreteria del dipartimento di Informatica dalla quale mi hanno condotto a quella che sarà—o no—la mia scrivania dove, dopo qualche perplessità iniziale, sono riuscito a far partire il computer e collegarmi ad Internet. Passo successivo, dato che i fondi cominciavano a scarseggiare, andare in banca, aprire un conto e portare tutto in segreteria entro le 17:30.

All’una torno a casa a pranzare, verso le due e un quarto passo a ritirare la lettera che l’università fornisce per facilitare l’operazione, due e mezza parto e raggiungo il centro, un luogo infernale che meriterebbe un post a sè ma per il momento sappiate che è un modernissimo reticolato romano con uffici, negozi, banche, centri commerciali e parcheggi costosissimi. Dopo qualche vicissitudine trovo la banca [7] e chiedo di aprire un conto. C’è stato un po’ da attendere. Non tantissimo, ma sono riuscito a vedere una notevole fetta del documentario sulla Lady di ferro che la BBC trasmetteva in quel momento. Dopo un’ora buona in cui l’impiegato ha passato più tempo a scrivere al computer che a farmi domande, finalmente mi fa versare 40 sterline sul conto, mi consegna i documenti preliminari dicendomi che il resto arriverà per posta [8]. Risultato è che verso le 17 riesco finalmente a riguadagnare la macchina (avendo stupidamente pagato il parcheggio solo fino alle 16:40 nella zona più economica rischiando una notevole multa…) e correre verso l’università dove, alle 17:22, consegno i dati del conto e vengo informato che il primo pagamento avverrà di lì a pochi giorni e poi ogni primo del mese. Giusto in tempo per pagare l’affitto. “So much for the first day, dear. Now, relax and take care” è stato l’ammonimento finale della segretaria. Magari, cara signora. Con tutte queste corse, i miei piedi non l’hanno presa bene, e il loro modo per protestare è farsi venire delle vesciche allucinanti. Di solito le combatto schiaffandoci sopra dei Compeed, peccato che gli unici che avevo erano quelli più piccoli in assoluto. Li ho messi comunque, ma l’errore l’ho pagato il giorno dopo.

Il giorno dopo era martedì. Non ricordo esattamente cosa ho fatto all’università, a parte non fare una grande impressione per aver rifiutato per la seconda volta di pranzare con gli altri studenti (pazienza, mi farò perdonare), ma il martedì è anche la vigilia della raccolta dei rifiuti nella mia zona. Ora, metteteci che sono rimasto in ufficio fino a tardi, metteteci che le vesciche non mi davano tregua, metteteci che aveva iniziato a piovigginare. La prima cosa che ho fatto appena tornato a casa è stata una doccia. La seconda cosa è stata andare fuori a cercare il mio bidone della spazzatura. Dopo averlo cercato per tutto l’isolato, è uscito che qualche buontempone aveva girato il bidone in modo da nascondere il numero. Ora, lo stato dei bidoni della spazzatura meriterebbe un altro post a sè, mi limito a dire che nel bidone dell’umido i rifiuti sono chiusi in sacchetti di plastica ed evidentemente nessuno svuota quel bidone da un bel po’ [9] e dentro c’è di tutto, anche scatole di plastica. La situazione è talmente penosa che l’altro giorno la società che gestisce il gruppo di edifici in cui sto ha lasciato una newsletter in cui, con scarsissima diplomazia, invitano tutti i condomini a comportarsi meglio a riguardo. Il mio bidone aveva già un sacco dentro, non so di chi dato che era la prima volta che lo usavo, e la mattina dopo, quando sono andato a controllare, era stato tutto raccolto (per fortuna) ma sul fondo del bidone c’erano due sacchetti di umido. La newsletter concludeva dicendo che “sono stati visti dei ratti gironzolare attorno ai vostri rifiuti e francamente, visto lo stato in cui tenete i bidoni, la cosa non sorprende affatto”. Questa cosa mi ha seriamente preso male. Se c’è una cosa che ho sempre detestato è essere rimproverato collettivamente per il cattivo comportamento di alcuni. Io, a casa mia, in Italia, faccio la raccolta differenziata e faccio molta attenzione a cosa metto in ciascun bidone. Qui tutta la roba riciclabile va in uno stesso sacco. Ok, pazienza, mi adeguo. Ma onestamente trovare quel porcilame che effettivamente il gabbiotto è, con bidoni rotti e rifiuti gettati a casaccio—senza contare mobili, pali, e altri oggetti che chiaramente non vanno lasciati lì—mi sembra un po’ eccessivo per un Paese civile. Comunque, dopo la doccia e la pioggia che ho preso per aver girato il circondario in cerca del mio bidone, ho preso l’auto e sono andato a cercare dei Compeed più seri. Incredibile ma vero, nella zona farmacia di Tesco Extra, gli unici Compeed che avevano erano delle confezioni omnibus con due cerotti per ciascuna dimensione. Vabè. L’unica cosa da fare era tornare a casa, cambiare i cerotti nel modo migliore possibile, e andare a collassare.

Fortunatamente i giorni successivi sono andati un po’ meglio. Tra gli altri studenti c’è una ragazza che avevo già conosciuto a Barcellona, durante l’Erasmus, e che sta lavorando nell’ambito tabletop tangible e quindi si è costruita una specie di Reactable da usare per gli esperimenti. Ottimo perché potrebbe servirmi. Per questa volta vi risparmio i dettagli tecnici su quello che andrò sperabilmente a fare, anche perché sono in fase abbastanza esplorativa e non ho ancora deciso che strada prendere con precisione. Penso che durante la prossima settimana cercherò di chiarirmi le idee, anche perché il mio supervisore è in vacanza e quindi ho tutto il tempo di studiare tranquillamente e fare bella figura quando torna.

Le settimane al momento sembrano passare abbastanza in fretta e spero che continui così perché il mio peggior nemico è la noia, e se mi annoio le ore cominciano a diventare giorni e ciò non va bene. L’idea è di continuare settimanalmente a scrivere quello che succede, un po’ per voi [10] e un po’ per me perché tante volte mi è capitato che, scrivendo le cose a cui penso, rallento per mettere a fuoco i dettagli e mi si chiariscono le idee in maniera notevole. Sarete, in pratica, il mio psichiatra. Basta che non mi chiediate soldi: non li ho :)

PS: guidare sulla corsia sbagliata è meno tragico di quanto possa sembrare.

PPS: il titolo del post si riferisce a questo.

  1. Io e la suddetta autrice.
  2. Non credo sarò mai ricco abbastanza per permettermi un brevetto di volo.
  3. SPOILER: si sta risolvendo lentamente.
  4. Poi diciamo noi, ma qua il canone costa 145 fottutissime sovrane!
  5. “Parcel for you, I brought you the Internet” is what she said.
  6. Ufficiosamente avevo già incontrato il mio supervisore qualche giorno prima.
  7. Per sicurezza ho chiesto ad uno dall’aria così distinta che sembrava Morgan Freeman.
  8. Carta di debito, pin della carta di debito, codice di adesione all’online banking, pin dell’online banking… metto le virgole perché ciascuna di queste cose è arrivata con una lettera diversa in giorni diversi, e l’ultima deve ancora arrivare per cui di fatto ancora non ho accesso al mio conto ma vabbè, non è che potessi pretendere che Royal Mail consegnasse di venerdì santo…
  9. La regola è che se i rifiuti non sono depositati e smistati correttamente, non vengono raccolti.
  10. Che lo so che siete i soliti quattro stronzi ma, come vi dico sempre, vi voglio bene così.

Commenti

manfroze » 

Bè, in bocca al lupo, Mop!

browncoat » 

Si. Ok. Ma non è che siccome sei Inglese adesso devi snobbarci il Minecraft. Non fare il bauscia d’oltremanica eh…

LBreda » 

Ma dai, non mi ti puoi lamentare del canone di una rete televisiva senza pubblicità e con il Doctor Who dentro.

O meglio, lamentatene pure, ma non confrontando con RAI, che ci riempie di pubblicità e show pessimoni.

Andrea Franceschini » 

Sì, ok, il punto è che comunque non la guardo in diretta. Quindi, se il buon PkerUNO qui non mente, dovrei essere esente.

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