Come far girare l’economia

scritto da Andrea Franceschini il giorno 2/9/2009

Tempo fa, circa a metà giugno, ho ordinato un libro in una nota libreria padovana per l’università sita in zona ingegneria. Si è parlato di due-tre settimane per farlo arrivare, sgancio i cinque euri di acconto e me ne vado. Qualche giorno dopo questo libro si rende non più necessario e, considerando che 60 euri non sono mica pochini, chiamo per disdire l’ordine, e mi dicono tutto ok.

Tuttavia qualcuno mi chiama per confermare che il libro è arrivato e che dovrei andarlo a prendere. Ribadisco che non sono più interessato e tutto finisce lì.

Mi richiamano poco fa dicendo qualcosa tipo “ok, ma non è che lei può ordinare un libro, noi lo facciamo arrivare dall’Inghilterra e poi non lo vuole più, perché noi abbiamo delle difficoltà e delle spese a spedirlo indietro, eh. Di solito, quando si ordina un libro, poi si acquista”.

Fatemi riassumere mentalmente: io ho pagato cinque euri di acconto, non ho firmato nessuna impegnativa all’acquisto, ho deciso di perdere i cinque euri rinunciando ad acquistare il libro, il libro in questione è uno di quei libri che tra un mese ve lo vengono a chiedere, perché a me serviva per un esame, e voi venite a piagnucolare da me perché non potete permettervi di usare i miei 5 euri per rispedire indietro un libro pur sapendo che lo dovrete riordinare?

Non fatemivi insegnare il vostro lavoro, per piacere.

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