No-Nofollow

scritto da Andrea Franceschini il giorno 26/8/2007

Sapevo dell’esistenza del tag nofollow che servirebbe ad indicare agli spider dei motori di ricerca quali link non devono seguire. Tipicamente andrebbe usato per non far seguire link a pagine di uso interno, tipo quello che porta alla pagina di login di Wordpress e via dicendo, peccato che nessuno lo usi così. Quello per cui lo si usa normalmente è invece prevenire che Google segua i link spammosi nei commenti. Ora, visto e considerato che abbiamo dei sistemi antispam piuttosto efficaci (ho visto che Akismet esiste anche per piattaforme diverse da Wordpress) perché usare il nofollow per difenderci dallo spam, che tanto loro lo fanno lo stesso e Akismet li blocca in modo impeccabile?

Ravanando la blogosfera [1] sono venuto a conoscenza dell’esistenza di un vero e proprio movimento contro il nofollow e soprattutto di un plugin per Wordpress che lo leva, dato che Wordpress usa il tag incriminato di default senza condizioni. Non so quanto effettivo e selettivo sia questo plugin, ma di fatto le pagine del MorphLog sono esenti da nofollow, che significa che siete incoraggiati a fare trackback e lasciare commenti pertinenti e/o intelligenti - che tanto quelli cretini o vengono pescati da Akismet o ci penso io. A bien tot.

PS: Anche il Give A Mac segue la filosofia.

  1. Mi è venuta una gran voglia di dare un pugno in faccia a chi ha inventato questa parola ma soprattutto a chi l’ha italianizzata.

Ultimate Google Analytics Wordpress plugin

scritto da Andrea Franceschini il giorno 30/7/2007

Forse ricorderete che parlavo di come escludere Google Analytics da alcune pagine di Wordpress.

Grazie alla segnalazione di Gio, ho scovato questo Ultimate Google Analytics, un plugin per Wordpress molto configurabile e pare anche molto efficace.

Flessibilità 2.0

scritto da Andrea Franceschini il giorno 23/7/2007

Quando, verso la quinta itis, si cominciava a dire che le professioni cambiavano velocemente, che bisognava avere una mentalità aperta e che si doveva diventare flessibili, non mi sono iscritto ad un corso di yoga e meditazione zen ma ad ingegneria, dato che comunque già facevo kung-fu.

In un bel momento attorno al 2000 il web cominciava ad abbandonare gli sfondi animati e le stelline che seguono il cursore per diventare finalmente quello che avrebbe dovuto essere, un luogo in cui gli utenti producevano e scambiavano informazioni e contenuti in modo libero, non vincolato e si tenevano in contatto velocemente anche a grande distanza. Poi ti arriva Tim O’Reilly - che per lavoro fa il venditore di parole - che ti inventa una parola nuova e ti spiega cos’è [1]. Ora, pressappoco sappiamo tutti di cosa parliamo con la locuzione Web 2.0 e non credo ci sia bisogno che lo spieghi - anche perché O’Reilly lo fa abbastanza bene, nonostante Sir Timothy John Berners-Lee gliele abbia cantate di santa ragione perché l’aveva inventato prima lui ma non ci aveva mica fatto una collana di libri per la sua casa editrice [2].

Quello su cui riflettevo poc’anzi è il fatto che il web è ormai di fatto 2.0 - soprattutto per una questione di marketing - ma io no. Voglio dire: il mio sito ha su dei contenuti e i miei contatti, il MorphLog di 2.0 ha solo il fatto di essere un blog, non c’è la nuvola di tag, non ha un vero blogroll, non ha il feed di feedburner, non ha i tag di Technorati né il bottoncino per aggiungermi ai preferiti, vengo indicizzato per sbaglio dagli aggregatori sul web, il mio pubblico è composto dai soliti quattro stronzi (vi voglio bene), commento gli altri raramente (anche se devo ammettere che li seguo con un aggregatore), non ho inlink significativi, non ricevo attestati di stima, non vengo citato a buzzo né a proposito e per finire, orrore degli orrori, non metto il widget delle mie foto su flickr. Anche per questo - il non avere un account su flickr - io stesso non sono 2.0, ho un OpenID solo per sbaglio, non ho amici su MySpace (che, come insegna manfroze, l’amicizia oggi è schiacciare un bottone col +), non ho un account su twitter, voglio dire, già permetto al mondo di farsi i cazzi fatti miei, volete pure farveli in tempo reale? Ma poi quale, che il tempo reale per aggiornare un twitter manco ce l’avrei. Il mio contatto più diretto col 2.0 è il Give A Mac in cui sto effettivamente cacciando tutto quel 2.0 che conserva un certo gusto e utilità reale.

Alla fine sono vecchio e appena un po’ più che 1.0, quasi un 1.1-alpha (beta no, che è già troppo 2.0, considerando i precedenti) ma ve la dirò tutta: a me sta benissimo così.

  1. Che se cercate “Tim O’Reilly” su Google, tra l’altro, esce proprio quel pistolotto lì
  2. Web 1.0 was all about connecting people” - T. Berners-Lee

Google Analytics e Wordpress

scritto da Andrea Franceschini il giorno 22/7/2007

Mi capita che, avendo inserito il codice di Google Analytics in fondo al template di Wordpress, l’analista analizzi anche le pagine che non dovrebbe, tipo quelle di preview che potete vedere mentre editate post e pagine, generando statistiche quasi inutili.

Il workaround che ho trovato richiede un po’ di smandruppamento del template, ma se anche voi avete inserito il codice dell’analista, non dovreste avere problemi. Quello che dovete fare è semplicemente inserire attorno al javascript di Google le righe

<?php if(!array_key_exists('preview', $_GET)) { ?>
<!– CODICE DI GOOGLE ANALYST QUI –>
<?php } ?>

che è una cosa che fa sempre impallidire i puristi della separazione tra logica e presentazione ma bisogna dire che in effetti non è che Wordpress brilli per queste qualità, e quindi ci adattiamo.