Il canto del pinguino

scritto da Andrea Franceschini il giorno 22/2/2008

No, Happy Feet non c’entra niente — anche se è un film notevole. Oggi ho fatto una scoperta entusiasmante [1] che mi ha dato una certa qual soddisfazione. Ma andiamo con ordine.

Qualche anno fa (qualcuno se lo ricorda anche direttamente) ad un certo Linux Day di Vicenza, io e altri due compadri abbiamo tirato insieme una demo di studio di registrazione formato da due DAW con Ardour, un pianoforte elettronico e una batteria acustica, a cui abbiamo saggiamente aggiunto una o due chitarre così, tanto per gradire [2]. Tutto filava liscio e avevamo perfino registrato un paio di brani quando, all’atto di salvare il lavoro, Ardour crashò miseramente e tutto andò perso. Lo scoramento che ne seguì mi tenne ben lontano da Ardour per gli anni a seguire fino a poco tempo fa.

In Windows ero uso sequenziare MIDI e registrare audio con alcuni programmi di dubbia provenienza [3] ma c’era sempre quel nonsoché che mi lasciava l’amaro in bocca. Comunque si faceva, e anche abbastanza bene. Solo che poi il computer è morto e io sono rimasto con un povero, piccolo, sovrasfruttato portatile.

Per farla breve, ho installato Jack — consiglio di abbinarlo a QjackCtl — ho installato Timidity e ho installato Rosegarden e mi sono dato di nuovo alla sequenziazione MIDI. Nel momento in cui ho voluto registrare dell’audio mi sono dovuto dotare di Ardour. All’inizio le cose non è che andassero molto bene: Ardour crashava ancora prima di cominciare. Così mi sono rivolto speranzoso alla regia [4] e la regia mi ha suggerito, in maniera assolutamente estemporanea, che FluidSynth — con l’apposita GUI QSynth — andava meglio di Timidity — boia se andava meglio, l’unico problema è stato che avevo le cuffie collegate male — e nel frattempo un uccellino mi aveva suggerito di provare con una versione precedente di Ardour.

Ebbene: in questo momento sto compiendo atti magici che coinvolgono il far funzionare le tre componenti in perfetta sintonia, gaudio e armonia universale. Più avanti magari cercherò di capire il trucco e spiegarlo a chi fosse interessato, ora voglio tornare a giocare. Queste sono le piccole cose che raddrizzano le giornate.

PS: in Windows, questo stesso portatile, avevo qualche problemino di latenze elevate (circa 40 ms, 15 con driver ASIO) e ritardi nei campionamenti. Jack, che funziona in modalità real-time, ha abbattuto le latenze entro i 5 ms e non batte ciglio.

  1. ok, io mi sono entusiasmato tantissimo, ma io sono un nerd
  2. taceremo invece sulla voce: chi sa, capirà
  3. che citerò solo per rendergli giustizia dato che si tratta di due ottimi programmi: Cakewalk SONAR e Adobe Audition
  4. quel giorno in regia c’era il GiRa, un personaggio mitologico a metà tra il sistemista e il chitarrista

Kalifornia Dreaming

scritto da Andrea Franceschini il giorno 24/1/2008

KDE 4.0.0 è stato rilasciato qualche giorno fa con un grande party nei quartieri di Google a Mountain View (CA). Nonostante mi sia girato tutte le recensioni possibili, gli screencast su YouTube e continuassi a dirmi che non valeva ancora la pena di provarlo perché si tratta di una release anticipata per ragioni di marketing, non ho retto alla tentazione e mi sono scaricato KDE Four Live [1].

KDE4 - Desktop

KDE Four Live è un live cd, basato su openSUSE, che certo non spicca per la rapidità di boot. Al termine delle procedure preliminari vengo salutato da uno scatolotto nero contenente le iconcine pulsanti che già conosciamo, solo che pulsano meglio. Dopo un po’ di riflessioni, l’ambiente parte. La prima cosa che ho fatto è stata provare i cosiddetti plasmoid e il risultato lo vedete lì sopra. Dunque, a quanto pare ora pressappoco tutto è un plasmoide, dalla task bar agli appunti sul desktop, compresi i bottoni della task bar che in realtà possono anche essere spostati fuori.

Il vecchio menu K è stato sostituito da questa specie di cosa che nelle intenzioni dovrebbe essere più bello e più usabile. Certamente l’integrazione con Strigi è una cosa da apprezzare [2] e significa che ci stiamo finalmente avviando anche sul versante open source in direzione del desktop semantico [3]. Ma questa è una cosa di cui parlerò più avanti. Altrettanto certamente, se questo è il nuovo menu K, ci sarà di che lavorare. Comunque sia, io non uso praticamente mai questo menu neanche ora, per cui a me la cosa cambia poco, nell’immediato.

Smanettando su quell’aggeggino in alto a destra sulla scrivania, una voce mi ha attirato tantissimo: zoom out.

KDE4 - Desktop zoomout

A parte la tragedia per cui dopo uno zoom out, leggere “zoom in” su uno schermo 1280×800 è quasi impossibile, in tutta onestà non ho proprio capito a cosa serva. Inoltre mi sono reso conto che quelle voci lì nel coso in alto a destra (tra cui c’è quella che permette di aggiungere plasmoidi) richiedono talvolta più di un click per agire effettivamente, ma credo che questo rientri più nella parte bug della questione. Questo zoom out puzza un pochino di Spaces — Leopard anyone? — e può essere selezionato ben due volte consecutive, riducendo così il nostro povero desktop ad un sedicesimo della sua dimensione originale [4]. Quello che viene ridotto è il desktop con i suoi plasmoidi mentre le finestre delle applicazioni se ne stanno beate alla loro dimensione originale. O non ho capito io, oppure mi pare una cosa del tutto illogica. Tra l’altro — e per fortuna — i virtual desktop sono ancora lì.

KDE4 - Dolphin

Passiamo quindi alle cose interessanti. Dolphin è il nuovo file manager che fa solo il file manager e a me pare che prometta di farlo abbastanza bene. Konqueror è ancora disponibile a fare il suo vecchio lavoro ma francamente penso sia meglio per tutti separare i due task e far fare bene una cosa a ciascuno: che Dolphin diventi un file manager come si deve [5] e Konqueror abbia la possibilità di diventare finalmente il vero concorrente di Safari e Firefox [6], ma a lui ci arriviamo tra un po’. È ancora possibile dividere in due viste una finestra in modo da avere contemporaneamente la vista su due directory diverse e la barra a sinistra, ad oggi abbastanza confusa, è stata ridotta all’osso e vengono mantenute solo le funzionalità essenziali.

Parlando di desktop semantico ed integrazione con Strigi, ad ogni file che si seleziona è possibile assegnare un voto in quinti, un commento a testo libero ed una serie di tag. Non ho provato bene la cosa ma in teoria tutto questo dovrebbe contribuire ad indicizzare meglio i file e permettere a Strigi di compiere ricerche più veloci ed accurate.

KDE4 - Okular

I documenti vengono quasi interamente letti d’ufficio con Okular, il rivale dichiarato di Evince da cui mutua la filosofia di funzionamento con una marcia in più: Okular è infatti in grado di aprire non solo documenti in PDF, PS eccetera ma anche immagini e ogni altro file che ricada dentro alla semantica di “documento”. La funzione più interessante è quella che permette di aggiungere una annotazione sotto forma di “review”, una sorta di recensione personale come quelle ultime pagine rigate che si trovano in alcuni libri a stampa. Per il resto non ci ho giocato molto ma non mi è sembrato diverso nelle funzionalità da KPDF — sul quale è infatti basato.

KDE4 - KonquerorE veniamo a Konqueror, un browser di cui davvero non c’è più niente da dire: pulito, preciso, leggero, veloce. Non lo preferisco a Firefox perché gli mancano le estensioni come Firebug, Web Developer Toolbar ed altre sciocchezze che uso per sviluppare siti ed applicazioni web, unitamente ad un sacco di altri gadget estremamente interessanti tipo il bottoncino di del.icio.us, la ricerca rapida… ora: non è che abbia veramente controllato se ci sono o no ma da quel che ricordo e da quel che ho sentito dire ultimamente, Konqueror fa il suo porco lavoro di browser web e basta. Il che, comunque, è una cosa molto importante.

Con Konqueror chiudo la carrellata delle applicazioni per il desktop e passo ad illustrare rapidamente le varie impressioni sparse che ho raccolto, a cominciare da quello che una volta si chiama Control Center e ora si chiama System Settings — e si presenta in pieno stile Impostazioni di Sistema targato Mela.

KDE4 - System Settings

Bisogna convenire che il vecchio Centro di Controllo non ha speranze. È pur vero che sembra esserci poco in questo nuovo pannello ma è opportuno riflettere sul fatto che forse nel vecchio c’era troppo.

In definitiva ho trovato questa release immatura ma piena di potenzialità e voglia di fare. Ho fatto moltissimi confronti con l’interfaccia di Leopard per il semplice motivo che è palese che KDE4 vuole ispirarsi ad esso sul versante dell’esperienza utente — che è uno dei veri punti di forza della Mela. Ci sono davvero tantissime cose su cui lavorare di qui a Luglio (quando uscirà KDE 4.1.0 come da roadmap) ma un team che è riuscito ad ottenere questo risultato portando avanti in parallelo anche lo sviluppo della linea 3.5 ha la mia completa ed incondizionata fiducia. La sensazione che uno ricava è che in effetti ci siano pochi cambiamenti nella superficie e nemmeno così ben orchestrati: questo è assolutamente vero perché le grosse modifiche sono avvenute sotto coperta.

Trolltech sta effettuando i primi rilasci di Qt 4.4, che è la base fondante di KDE4, con tutte le tecnologie e le innovazioni del caso e ci sta lavorando da oltre un anno alla luce del sole. Si sa, d’altra parte, che io sono un talebano di KDE e Qt, e quindi altro non sto aspettando che poter mettere le mani sulla nuova libreria che promette funzionalità che molti attendono almeno dall’estate scorsa [7].

A causa della mia dotazione grafica non sono riuscito a testare le nuove meraviglie di composizione di KWin ma mi fido. Una cosa di cui mi sono rammaricato assai, a fronte degli innumerevoli — quando assurdi — crash di cui è stato vittima il sistema durante la prova, è l’assenza di questo. Vabbè che è una cazzata, ma insomma… :)

  1. per chi usa Gentoo, ho appena controllato: è anche in Portage ma con un hard mask e slottato. Non mi andava comunque di aspettare alcune ore per provarlo e quindi ho scelto la via più breve
  2. anche se l’avrei apprezzato di più ad un livello meno nascosto, tipo Spotlight in MacOS X
  3. che è quella formula per intendere l’organizzazione dei contenuti del proprio computer non più solo secondo la vecchia gerarchia di directory e nomi ma anche attraverso descrizioni personalizzate, tag e rating
  4. vado a senso, non ho fatto misure accurate, sono inorridito prima di provarci
  5. anche se sembra che Konqueror continuerà a servire anche come file manager
  6. piano: io amo Firefox ma devo ammettere che è di una pesantezza imbarazzante. Konqueror è leggero il giusto e aderente agli standard grazie anche alla condivisione di WebKit proprio col suo “rivale” Safari
  7. una volta ho chiesto ai troll se si poteva aprire un viewport OpenGL e disegnarci dentro un cursore, i widget di Qt e usarli per interagire come niente fosse, loro hanno risposto che sì, ci stavano lavorando, si sarebbe potuto ma non prima della 4.4… capirete la mia fibrillazione :)

Piccole gioie

scritto da Andrea Franceschini il giorno 1/11/2007

È tutto vero.

Ora devo solo risolvere alcuni piccoli inconvenienti collaterali ed aspettare pazientemente che il tutto esca in Portage.

Liberi tutti

scritto da Andrea Franceschini il giorno 11/9/2007

Se ne vociferava da qualche giorno ma non ho osato dire niente, poiché da buon cliente AMD/ATI ho imparato ad aspettarmi sorprese non sempre gradite.

Finalmente, quando voci davano già il gruppo per disperso nella nicchia lasciata aperta da SGI, sembra ufficiale che le specifiche dell’hardware ATI saranno rese disponibili agli sviluppatori open source, in modo graduale e ponderato ma completo. Senza odiosi NDA [1] e pastrocchi vari, come già AMD ci aveva abituati con la sua architettura AMD64 - che, lo vogliamo ricordare, è entrata nel mercato prima di quella di Intel [2] garantendo da subito il supporto a Linux e segnando di fatto una milestone importante.

Devo dire che stavo aspettando questa mossa dal giorno che è stato annunciato l’acquisto dei canadesi da parte degli americani, ma ormai la mia fede cominciava a vacillare. Tanto per dire, solo per guardare nel mio giardino, questo porterà driver open per Linux e supporto ad AIGLX [3] indispensabile per far girare Compiz, vista la situazione attuale che costringe ad abbandonare l’accelerazione 3D per far andare XGL.

Il dubbio che la mossa venga per contrastare il sempre più di fatto monopolio di NVidia viene spontaneo, ma chi se ne frega? ATI, le schede, le sa ancora fare. E qua fuori è pieno di gente che può contribuire a migliorarle.

Per dire. Oggi è una bella serata.

  1. Non Disclosure Agreement
  2. l’altro colosso hardware che crede nell’open source
  3. implementazione X11 che fornisce indirect rendering via GLX

GiMP Research Labs: Content-aware image resizing

scritto da Andrea Franceschini il giorno 11/9/2007

Leggo questa mattina che gli sforzi di Shai Avidan e Ariel Shamir hanno visto la luce dell’implementazione libera. Ma di cosa può trattare un argomento dal nome tanto complicato?

Siamo tutti più o meno abituati a ridimensionare le finestre dei nostri browser preferiti e, com’è giusto, ci aspettiamo che i contenuti si adeguino di conseguenza, con grande profusione di sudore e bestemmie da parte dei designer. Ora immaginiamo lo scenario di ricevere dal nostro amico, appassionato di fotografia panoramica, la sua ultima opera: un’immagine di dimensione 10000×1024 pixel che non sta neanche in tre monitor da 24 pollici. Fin’ora abbiamo avuto l’opzione di scorrerla orizzontalmente oppure scalarla e perdere la vista su una strisciolina ormai irriconoscibile.

L’alternativa è ridimensionare la finestra ed aspettarsi che la foto “elimini” le parti poco importanti e tenga solo quelle importanti. Fantascienza? Quei due ce l’hanno fatta, e con un algoritmo piuttosto semplice, tra le altre cose. Ma torniamo al punto centrale: questa cosa è stata realizzata da molte persone in giro per tutto il mondo, tra cui da un italiano sotto forma di plugin per GiMP.

Ora.

È un’applicazione fighissima, dalla dubbia moralità ma dagli insospettabili risvolti pratici. Ma dico.

Con tutta questa profusione di sviluppatori. Con tutta quest’hype attorno a GiMP. Con tutto.

Io mi sono dovuto reinstallare Windows e Photoshop nel portatile per avere un programma con un’interfaccia utente razionale che supporti decentemente la mia tavoletta grafica e i profili di quadricromia. Scribus lo fa, e non è “io voglio spazzare via InDesign dal mercato”! Infatti non è emanazione di Stallman.