Restituzioni di consegne
Con tutto l’impegno e il rispetto, vi sto scrivendo dall’interno del browser testuale Links mentre reinstallo Gentoo.
Con tutto l’impegno e il rispetto, vi sto scrivendo dall’interno del browser testuale Links mentre reinstallo Gentoo.
Gentoo cominciava a crearmi più problemi che guadagni e così, dopo il suicidio premeditato di questa mattina, su consiglio del buon GiRa, mi sono installato Arch che pure ai miei occhi ha qualche piccolo difetto ma fin’ora ha fatto il suo lavoro senza dire una parola.
Onore al merito di Gentoo per avermi insegnato in pochissimo tempo tutto quello che avrei dovuto sapere su Linux, ma per un povero portatile sfiancato da due anni di compilazioni è venuto il tempo di fare solo (o in prevalenza) lavoro utile.
No, Happy Feet non c’entra niente — anche se è un film notevole. Oggi ho fatto una scoperta entusiasmante1 che mi ha dato una certa qual soddisfazione. Ma andiamo con ordine.
Qualche anno fa (qualcuno se lo ricorda anche direttamente) ad un certo Linux Day di Vicenza, io e altri due compadri abbiamo tirato insieme una demo di studio di registrazione formato da due DAW con Ardour, un pianoforte elettronico e una batteria acustica, a cui abbiamo saggiamente aggiunto una o due chitarre così, tanto per gradire2. Tutto filava liscio e avevamo perfino registrato un paio di brani quando, all’atto di salvare il lavoro, Ardour crashò miseramente e tutto andò perso. Lo scoramento che ne seguì mi tenne ben lontano da Ardour per gli anni a seguire fino a poco tempo fa.
In Windows ero uso sequenziare MIDI e registrare audio con alcuni programmi di dubbia provenienza3 ma c’era sempre quel nonsoché che mi lasciava l’amaro in bocca. Comunque si faceva, e anche abbastanza bene. Solo che poi il computer è morto e io sono rimasto con un povero, piccolo, sovrasfruttato portatile.
Per farla breve, ho installato Jack — consiglio di abbinarlo a QjackCtl — ho installato Timidity e ho installato Rosegarden e mi sono dato di nuovo alla sequenziazione MIDI. Nel momento in cui ho voluto registrare dell’audio mi sono dovuto dotare di Ardour. All’inizio le cose non è che andassero molto bene: Ardour crashava ancora prima di cominciare. Così mi sono rivolto speranzoso alla regia4 e la regia mi ha suggerito, in maniera assolutamente estemporanea, che FluidSynth — con l’apposita GUI QSynth — andava meglio di Timidity — boia se andava meglio, l’unico problema è stato che avevo le cuffie collegate male — e nel frattempo un uccellino mi aveva suggerito di provare con una versione precedente di Ardour.
Ebbene: in questo momento sto compiendo atti magici che coinvolgono il far funzionare le tre componenti in perfetta sintonia, gaudio e armonia universale. Più avanti magari cercherò di capire il trucco e spiegarlo a chi fosse interessato, ora voglio tornare a giocare. Queste sono le piccole cose che raddrizzano le giornate.
PS: in Windows, questo stesso portatile, avevo qualche problemino di latenze elevate (circa 40 ms, 15 con driver ASIO) e ritardi nei campionamenti. Jack, che funziona in modalità real-time, ha abbattuto le latenze entro i 5 ms e non batte ciglio.
KDE 4.0.0 è stato rilasciato qualche giorno fa con un grande party nei quartieri di Google a Mountain View (CA). Nonostante mi sia girato tutte le recensioni possibili, gli screencast su YouTube e continuassi a dirmi che non valeva ancora la pena di provarlo perché si tratta di una release anticipata per ragioni di marketing, non ho retto alla tentazione e mi sono scaricato KDE Four Live1.
KDE Four Live è un live cd, basato su openSUSE, che certo non spicca per la rapidità di boot. Al termine delle procedure preliminari vengo salutato da uno scatolotto nero contenente le iconcine pulsanti che già conosciamo, solo che pulsano meglio. Dopo un po’ di riflessioni, l’ambiente parte. La prima cosa che ho fatto è stata provare i cosiddetti plasmoid e il risultato lo vedete lì sopra. Dunque, a quanto pare ora pressappoco tutto è un plasmoide, dalla task bar agli appunti sul desktop, compresi i bottoni della task bar che in realtà possono anche essere spostati fuori.
Il vecchio menu K è stato sostituito da questa specie di cosa che nelle intenzioni dovrebbe essere più bello e più usabile. Certamente l’integrazione con Strigi è una cosa da apprezzare2 e significa che ci stiamo finalmente avviando anche sul versante open source in direzione del desktop semantico3. Ma questa è una cosa di cui parlerò più avanti. Altrettanto certamente, se questo è il nuovo menu K, ci sarà di che lavorare. Comunque sia, io non uso praticamente mai questo menu neanche ora, per cui a me la cosa cambia poco, nell’immediato.
Smanettando su quell’aggeggino in alto a destra sulla scrivania, una voce mi ha attirato tantissimo: zoom out.
A parte la tragedia per cui dopo uno zoom out, leggere “zoom in” su uno schermo 1280×800 è quasi impossibile, in tutta onestà non ho proprio capito a cosa serva. Inoltre mi sono reso conto che quelle voci lì nel coso in alto a destra (tra cui c’è quella che permette di aggiungere plasmoidi) richiedono talvolta più di un click per agire effettivamente, ma credo che questo rientri più nella parte bug della questione. Questo zoom out puzza un pochino di Spaces — Leopard anyone? — e può essere selezionato ben due volte consecutive, riducendo così il nostro povero desktop ad un sedicesimo della sua dimensione originale4. Quello che viene ridotto è il desktop con i suoi plasmoidi mentre le finestre delle applicazioni se ne stanno beate alla loro dimensione originale. O non ho capito io, oppure mi pare una cosa del tutto illogica. Tra l’altro — e per fortuna — i virtual desktop sono ancora lì.
Passiamo quindi alle cose interessanti. Dolphin è il nuovo file manager che fa solo il file manager e a me pare che prometta di farlo abbastanza bene. Konqueror è ancora disponibile a fare il suo vecchio lavoro ma francamente penso sia meglio per tutti separare i due task e far fare bene una cosa a ciascuno: che Dolphin diventi un file manager come si deve5 e Konqueror abbia la possibilità di diventare finalmente il vero concorrente di Safari e Firefox6, ma a lui ci arriviamo tra un po’. È ancora possibile dividere in due viste una finestra in modo da avere contemporaneamente la vista su due directory diverse e la barra a sinistra, ad oggi abbastanza confusa, è stata ridotta all’osso e vengono mantenute solo le funzionalità essenziali.
Parlando di desktop semantico ed integrazione con Strigi, ad ogni file che si seleziona è possibile assegnare un voto in quinti, un commento a testo libero ed una serie di tag. Non ho provato bene la cosa ma in teoria tutto questo dovrebbe contribuire ad indicizzare meglio i file e permettere a Strigi di compiere ricerche più veloci ed accurate.
I documenti vengono quasi interamente letti d’ufficio con Okular, il rivale dichiarato di Evince da cui mutua la filosofia di funzionamento con una marcia in più: Okular è infatti in grado di aprire non solo documenti in PDF, PS eccetera ma anche immagini e ogni altro file che ricada dentro alla semantica di “documento”. La funzione più interessante è quella che permette di aggiungere una annotazione sotto forma di “review”, una sorta di recensione personale come quelle ultime pagine rigate che si trovano in alcuni libri a stampa. Per il resto non ci ho giocato molto ma non mi è sembrato diverso nelle funzionalità da KPDF — sul quale è infatti basato.
E veniamo a Konqueror, un browser di cui davvero non c’è più niente da dire: pulito, preciso, leggero, veloce. Non lo preferisco a Firefox perché gli mancano le estensioni come Firebug, Web Developer Toolbar ed altre sciocchezze che uso per sviluppare siti ed applicazioni web, unitamente ad un sacco di altri gadget estremamente interessanti tipo il bottoncino di del.icio.us, la ricerca rapida… ora: non è che abbia veramente controllato se ci sono o no ma da quel che ricordo e da quel che ho sentito dire ultimamente, Konqueror fa il suo porco lavoro di browser web e basta. Il che, comunque, è una cosa molto importante.
Con Konqueror chiudo la carrellata delle applicazioni per il desktop e passo ad illustrare rapidamente le varie impressioni sparse che ho raccolto, a cominciare da quello che una volta si chiama Control Center e ora si chiama System Settings — e si presenta in pieno stile Impostazioni di Sistema targato Mela.
Bisogna convenire che il vecchio Centro di Controllo non ha speranze. È pur vero che sembra esserci poco in questo nuovo pannello ma è opportuno riflettere sul fatto che forse nel vecchio c’era troppo.
In definitiva ho trovato questa release immatura ma piena di potenzialità e voglia di fare. Ho fatto moltissimi confronti con l’interfaccia di Leopard per il semplice motivo che è palese che KDE4 vuole ispirarsi ad esso sul versante dell’esperienza utente — che è uno dei veri punti di forza della Mela. Ci sono davvero tantissime cose su cui lavorare di qui a Luglio (quando uscirà KDE 4.1.0 come da roadmap) ma un team che è riuscito ad ottenere questo risultato portando avanti in parallelo anche lo sviluppo della linea 3.5 ha la mia completa ed incondizionata fiducia. La sensazione che uno ricava è che in effetti ci siano pochi cambiamenti nella superficie e nemmeno così ben orchestrati: questo è assolutamente vero perché le grosse modifiche sono avvenute sotto coperta.
Trolltech sta effettuando i primi rilasci di Qt 4.4, che è la base fondante di KDE4, con tutte le tecnologie e le innovazioni del caso e ci sta lavorando da oltre un anno alla luce del sole. Si sa, d’altra parte, che io sono un talebano di KDE e Qt, e quindi altro non sto aspettando che poter mettere le mani sulla nuova libreria che promette funzionalità che molti attendono almeno dall’estate scorsa7.
A causa della mia dotazione grafica non sono riuscito a testare le nuove meraviglie di composizione di KWin ma mi fido. Una cosa di cui mi sono rammaricato assai, a fronte degli innumerevoli — quando assurdi — crash di cui è stato vittima il sistema durante la prova, è l’assenza di questo. Vabbè che è una cazzata, ma insomma… :)
Ora devo solo risolvere alcuni piccoli inconvenienti collaterali ed aspettare pazientemente che il tutto esca in Portage.