Blending in

Il fatto è che questo Regno Unito me lo dovrò far andare bene, in qualche modo.

Nei mesi in cui ho vissuto a Barcellona non mi sono ambientato subito, mi ci è voluto un po’ per capire tempi, ritmi e usanze, ma alla fine sono riuscito a farli miei, ho conosciuto le persone, ho imparato a vivere nella città che aveva deciso di ospitarmi. Sono sicuro che sia stata la città a deciderlo perché io, per costituzione, quando vado in un posto nuovo, mi sento sempre l’ospite fino a prova contraria, e si sa che dopo tre giorni l’ospite è come il pesce. Ero un po’ spaventato quando sentivo dire che i catalani erano un po’ duri e scontrosi, ma mi rincuorava il fatto su cui tutti concordavano per cui, una volta fatta conoscenza reciproca, diventavano le persone più ospitali del mondo, e alla fine è stato così. La città mi ha fatto sentire a casa mia. Ero a casa mia [1]. Ho lasciato una fetta di cuore tra quelle strade e quelle genti, e quando mi è capitato di tornarci, la prima cosa che ho fatto è stata attraversare la città vecchia a piedi, andare a salutare tutti quei posti per cui ero passato spesso senza troppo badarci, e alla fine andare a vedere il mare–io che proprio col mare c’entro come un tonno con l’autoscontro.

È quasi un mese che vivo nella radice cubica della provincia inglese [2] e continuo a sentirmi un ospite. Ho tre anni davanti, quindi non ho molta fretta, e in più avere un appartamento in cui le regole sono le mie aiuta molto. Oggi stavo guidando quando un signore con due bambini mi ha superato in uscita da una rotatoria [3] e in quel momento ho notato che i due bimbi—uno in realtà doveva avere superato i 12 anni almeno—mi fissavano ad occhi sbarrati e bocca spalancata. Certo, vedere un’auto con la guida a rovescio da queste parti non è cosa di tutti i giorni [4], ma anche fissarla come un’astronave aliena non è molto fine. Eh, signora mia, ma sono bambini, li lasci fare. Io li lascio fare, è stato divertente salutarli e vederli voltarsi dall’altra parte improvvisamente, come se si fossero sentiti scoperti a guardare dal buco della serratura la vicina che si spoglia, ma comunque non è che la punta di un iceberg fatto di tante buone maniere, ma sotto sotto sembra sempre che a parlarti ti facciano un favore. E insomma, è quasi un mese che giro per i posti, faccio la fila ai supermercati, cerco di essere gentile con la gente [5], vado in banca, dal dottore e tutto quanto. Di norma non tendo alla paranoia ma fin’ora gli unici momenti in cui mi sento un po’ meno ospite sono in università [6] e in casa, il che non è un buon segno [7].

Ho tre anni davanti, sono fiducioso, ma una città il cui centro è un centro commerciale [8] non è che mi faccia venire molta voglia di tornarci quando sarà tutto finito.

  1. Escludendo il fatto che a “casa mia” ci stavo il minimo indispensabile per svariate ragioni tra cui il tipo che mi subaffittava la camera, ma è una lunga storia che non vale la pena raccontare.
  2. Grazie Tito :)
  3. Niente di strano, qua guidano in modo folle, ma di questo parlerò un’altra volta.
  4. Anche se ribadisco che mi fa ugualmente strano perché quelli che guidano sbagliato, al mondo, sono loro :)
  5. Io! orso come sono…
  6. E anche qui c’è questo modo di fare per cui prima di poter parlare con qualcuno devi essere presentato che è fastidiosissimo ma vabbè, è una cosa notoriamente inglese…
  7. La situazione è tale per cui quando ieri una del personale del supermercato mi ha chiamato per avvisarmi che stavano aprendo una nuova cassa mi sono sentito un po’ più parte della gente. Poi è arrivata la cassiera con quel suo “goodbye dear” tra i denti da vecchia zia a rovinare tutto.
  8. Peraltro nemmeno un granché: volendo escludere ristoranti, gioiellerie e abbigliamento, ci sono un negozio di musica e uno di libri, e nessuno dei due particolarmente fornito.

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