scritto da Andrea Franceschini il giorno 29/10/2008
Ci sono delle cose che ho sempre pensato “mai in vita mia”. Una tra queste è Starbucks, perché si sa che il caffè fuori dall’Italia fa schifo.
In un deficit di caffeina congiunto con una certa sonnolenza post-pranzo in combo con un eccesso di curiosità, ho fatto il giro del Temple Expiatori e ho ordinato un “Espresso Doppio” e un “Muffin de Xocolato”.
Con mia grande sorpresa sono riuscito a godermi l’espresso amaro.
scritto da Andrea Franceschini il giorno 27/10/2008
Quesito: trovate gli errori nel seguente periodo.
È uscito il nuovo GiMP che usa GEGL [] e BABL []. Inoltre, finalmente è stato introdotto il supporto CMYK.
Soluzione:
- Dopo aver lavorato in RGB con un selettore CMYK senza allarmi se si sforano i limiti di profilo [] si può esportare la scomposizione in lastre C, M, Y e K. Ehi, ma tutto questo poteva farlo anche la versione precedente!
- Dopo aver affannosamente cercato un singolo filtro decente/usabile tra quelli proposti come default [] siete costretti a comprarvi un libro di computer graphics e programmarvi da voi i vostri filtri.
- I “formati dei pixel” sono a 8 bit. Qualcuno ha detto per caso Camera Raw o HDR?
Note del candidato: L’interfaccia utente fa schifo come prima però, con una dose di fatica non indifferente, questa volta si riescono ad ottenere risultati passabili per quanto riguarda le tavolette grafiche. Qualcuno spieghi come gira il mondo a quei quattro cialtroni, per piacere, ché io sono stufo. E gli spieghi anche che quando fai una release di una certa importanza, non inserisci un “tentativo di integrazione di GEGL che forse in futuro porterà profondità di bit maggiori”.
Un suggerimento: installatevi Photoshop e usatelo un po’, perché non si può pretendere di scrivere un rimpiazzo senza sapere cosa devi rimpiazzare.
E non fatemi diventare volgare, mannaggia al piffero!
scritto da Andrea Franceschini il giorno 24/10/2008
Da bambino pensavo che avrei fatto l’astronauta o il pilota di Formula 1, poi mi sono scontrato con la triste realtà che con gli occhiali non si diventa neanche piloti d’aereo. Quindi ho ripiegato sull’ingegneria informatica per mandare i razzi nello spazio (avevo 10 anni e già mi vedevo col camice bianco).
Una volta approdato a ingegneria, dopo la scoperta della fisica e dell’ingegneria aerospaziale, complici gli studi tecnici, mi sono interessato ai sistemi operativi e alla programmazione di bit e byte, finendo per fare una tesi triennale su sistemi in tempo reale per dispositivi embedded.
Quindi è uscito l’iPhone che tutti sappiamo che ha in qualche modo rivoluzionato il concetto comunemente accettato di interazione tra l’uomo e la macchina — anche se ci sono altrettanti sistemi spesso più interessanti, il grande pubblico pagante non lo sa. E c’è stato il boom delle interfacce tangibili, ovvero quei meccanismi di interazione in cui l’umano e il computer si parlano attraverso oggetti fisici che i due sono in grado di comprendere. Tanto per dire un’applicazione comune, Microsoft Surface [].
Ma prima di esso avevo già conosciuto il reacTable. Quando ho saputo che il professore che avrei voluto come relatore per la mia tesi specialistica gestiva un flusso Erasmus proprio verso il gruppo in cui il reacTable è nato, non ho saputo resistere. E questa mattina, nonostante tutto, mentre ero nella saletta buia davanti a quel cerchio blu per discutere col suo inventore di come avrei potuto costruirci una fisarmonica [] ho pensato che forse nello spazio c’ero finito lo stesso.
scritto da Andrea Franceschini il giorno 23/10/2008
Il weekend scorso sono andato su a Montjuïc, che è una collinetta a picco sul mare alta abbastanza da superare la coltre di smog che attanaglia la città. Dopo aver accuratamente scelto il punto di partenza per il giro [] ho scoperto che era periodo di fiera e quindi la prima parte del vialone era chiusa: l’alternativa c’era ma era così poco chiaramente segnalata che la scelta vincente è stata andare dietro a due turisti americani.
Il vialone [] si può percorrerlo a piedi salendo i numerosi gradini oppure per mezzo di comode scale mobili ai lati, opzione che preclude parte della vista dei dintorni durante la salita (dischiudendone altre più bucoliche) ma che si può rivelare preziosa per taluni data la discreta lunghezza del percorso.
A questo punto si sbuca in Avenida de l’Estadi che dà sullo Stadio Olimpico e sul complesso degli edifici costruiti per i Giochi del 1992 — ma iniziati già nel 1929 per contrapporsi alle Olimpiadi del 1936, peccato che poi sia scoppiata la guerra civile. Uno arriva lì e immagina una folla indecente, sportivi che corrono in ogni direzione, turisti estasiati sotto la
Torre delle Comunicazioni di Calatrava e una miriade di negozietti di souvenir e invece si trova in una specie di cittadella fantasma. Per carità, sono stato contento così almeno ho potuto fare foto decenti e godermi un po’ di tranquillità e la vista dei dintorni dall’alto, epperò…
Dall’altro lato della piazza rispetto allo stadio c’è un prato circolare che non ho capito se si chiama Anillo Olímpico o Plaça Europa, fatto sta che tutto intorno sono scritti nomi di politici eminenti e all’inizio della fila di nome è riportato un pezzo di un tale trattato circa l’Unione Europea che mi è piaciuto leggere ma che non ho riconosciuto. Se qualcuno sa, mi faccia sapere.
Dopo gli impianti sportivi, avevo visto quello che volevo vedere però ancora era presto per rientrare e quindi ho deciso di incamminarmi verso il Castell, il fortino con una triste storia di bombardamenti ed esecuzioni lungo il diciannovesimo e ventesimo secolo alle spalle. Ospita un museo delle armi che pare sarà riconvertito in un museo della pace se la proprietà della struttura verrà trasferita alla città di Barcellona. Tutto intorno c’è il Jardí Botanic che però non ho visitato, magari ci tornerò.
Scendendo in città da questo lato si sbuca nella zona del porto. Si può scendere a piedi lentamente riadattando le proprie difese aeree all’aria irrespirabile oppure si può scegliere la combo di teleferica e funicolare. Oppure ancora, come ho fatto io, saltare la teleferica e prendere solo la funicolare: in effetti non ho capito se la teleferica sia inclusa nei biglietti integrati TMB. Wikipedia dice di sì ma su vari forum catalani ho trovato che sembra di no. I biglietti in effetti costano uno sproposito e sarebbe molto più interessante poterci salire con l’abbonamento mensile: in questo caso avrei trovato il posto perfetto per correre. Ma non avevo voglia di chiedere al tipo della biglietteria che mi guardava con aria ostile: Montjuïc è definitivamente un posto in cui tornerò spesso.
