Sciopero tricolore
A differenza dello sciopero bianco, lo sciopero tricolore è quello attuato dai benzinai che scioperano per N giorni lasciando accesi gli impianti automatici.
Dai, seriamente.
A differenza dello sciopero bianco, lo sciopero tricolore è quello attuato dai benzinai che scioperano per N giorni lasciando accesi gli impianti automatici.
Dai, seriamente.
A Vicenza fanno, da tre anni a questa parte, il festival biblico – che io spero essere un po’ più serio dell’immagine che questo nome mi evoca, di cardinali, vescovi e prelati varii in tunicone che cantano e danzano nelle navate centrali delle grandi cattedrali, circondati da pubblico adorante, festoni, coriandoli luci e disco music, convinti di partecipare ad un musical dei seventies.
No, dev’essere una cosa molto più noiosa. Ma di fatto, quest’anno, a chiusura della kermesse teologica, hanno chiamato Angelo Branduardi ad intrattenere la platea nella suggestiva cornice del Piazzale della Vittoria, antistante la chiesa di Santa Maria di Monte Berico. E il buon menestrello ha ben pensato di proporre un sintetico ma intenso abstract dalla sua Lauda di Francesco. Niente coreografie, niente effetti speciali come l’opera richiederebbe – forse i frati di Monte Berico non l’hanno ritenuto opportuno – ma solo un personaggio di grande sensibilità, umorismo ed autoironia che ha presentato la figura di Francesco d’Assisi, frate ed uomo.
Se un Dio esiste, ha certo un suo umorismo teatrale: la pioggia che infastidiva chi non s’era munito di ombrello si è placata per la durata dello spettacolo salvo riprendere nonappena alcuni porporati sono saliti sul palco per dare fiato alle trombe.
E no, “Alla fiera dell’est” non ci è stata risparmiata, ma in compenso l’abbiamo cantata tutti in coro.
Visto che quelli del No Dal Molin [1] andranno giù a Roma a cantargliele a Bush e Prodi, questo sabato, stavo dando un’occhiata nei vari siti dei movimenti cos’avevano in programma per rendermi conto di quale sarà il battage mediatico, anche in relazione a quello che è successo ieri a Trento.
Da bambino c’era questa favola, dal vago sapore di guerra fredda, che a noi bambini affascinava tanto con le spie, gli agenti segreti e tutti gli accessori, per cui sotto i colli Berici era stipato un enorme arsenale nucleare controllato dagli americani della caserma per la difesa dell’Italia in caso di attacco dai russi. Per noi bambini, che amavamo l’America ed ignoravamo cosa fosse un’arma nucleare ma immaginavamo che dovesse suonarle di santa ragione, era una cosa piena di fascino e romanticismo. Poi, quando cresci, cominci a capire che forse un arsenale nucleare stipato in bunker nei monti su cui vai a correre in bicicletta, dico forse, non è proprio una pensata geniale.
Poi succedono cose per cui scopri che l’idea veramente pessima è che a Site Pluto, zona di Longare, provincia di Vicenza, neanche troppo lontana da questo computer e a cui si accede anche attraverso una bellissima pista ciclabile tra le campagne della bassa, non ci sono i bunker ma le armi nucleari le stipano nel sistema di cavità naturali che frastagliano il sottosuolo berico, provocando anche – dicono – una serie di spiacevoli disagi sanitari [2] alla popolazione.
L’unica cosa che vorrei sperare è che ora i partigiani di Schio – ma ce ne sono ancora? – non tirassero fuori il loro carro armato segreto, che è un’altra favola bellissima ma che sarebbe anche un’idea suicida.
Site Pluto è stata ufficialmente dismessa con la fine della guerra fredda, ma passando di là nel tardo pomeriggio si vedono jeep che entrano ed escono e i dipendenti civili che fanno ritorno a casa. L’installazione è ancora recintata di filo spinato e i cartelli dicono ancora “NO TRESPASSING, violators will be shot, survivors will be shot again”.
Premesso che non sono un fan di Michele Santoro e che se fosse stato per me poteva anche fare a meno di tornare in televisione; premesso che il documentario della BBC che Anno Zero ha rilanciato ieri sera alla Rai – senza alcun approfondimento che, a distanza di un anno, sarebbe stato quantomeno opportuno – l’avevo già visto su Google Video; premesso che non mi va di entrare nel merito dei temi trattati nella discussione perché non sono competente né mi piace ripetere le ovvietà. Premesso altresì che quella frazione di Anno Zero che ho visto ieri sera intercorreva tra il mio ritorno a casa alle 22:30 e la necessità impellente di una doccia perché due ore di palestra la richiedono.
Quel che mi è parso di vedere è stato un brutto gioco a rimpiattino delle parole che uscivano di bocca ad ognuno degli attori in campo, con il giornalista della BBC che dava alle fiamme lo stereotipo dell’inglese compassato, Santoro che si intrometteva su qualunque cosa e metteva parole in bocca a chiunque e monsignor Fisichella che cercava di cavillare sul fatto che un documento distribuito a milioni di cardinali nel mondo non è davvero segreto bensì è riservato. Che ritengo sia un comportamento fastidiosamente diffuso nei teatrini politicotelevisivi italiani (e forse esteri, ma non ho il satellite, quindi nutro ancora un po’ di speranza).
Ecco, questo cavillìo di riservatezza e segretezza per non rispondere alle domande nella piazza mi ha infastidito assai.